giovedì 25 ottobre 2007

Lettere a Metro Milano

Oggi ho spedito due lettere al Metro, quotidiano gratuito e diffuso tra i pendolari che giornalmente affollano i mezzi pubblici (questo è un bene) e leggono le notizie. Io di solito leggo distrattamente le notizie e mi soffermo sugli editoriali e le lettere dei lettori. Mi aiuta a rendermi conto del pensiero di chi mi siede accanto sul treno che mi porta da casa al lavoro e viceversa.
Argomenti di questi giorni sono l''"attentato" alla fontana di Trevi, la caccia e le moschee. Sull'argomento caccia vedo che c'è chi difende bene i miei pensieri, sugli altri due argomenti ho voluto intervenire:

Rispetto dei monumenti
Vorrei fare notare a tutti quelli che hanno criticato la posizione del giornalista Fusco sul caso del colorante nella fontana di Trevi, che il comitato organizzatore dell'Expo 2015 a Milano ha permesso ai commissari giudicanti di farsi una bella foto ricordo con tanto di flash davanti al Cenacolo di da Vinci. In barba a qualunque divieto imposto per la tutela del capolavoro. Sarebbe meglio non criticare Fusco per una proposta, se viene appurato che il colorante non deturpi nel tempo il monumento, ma criticare apertamente chi ha nel proprio Dna il non rispetto delle regole.

Moschee e religioni
A chi sbandiera la laicità dello Stato italiano, vorrei fare notare che l'Italia non è un paese laico. Togliendosi i paraocchi ci si ricorderebbe che in Italia si finanzia la Chiesa cattolica tramite l'otto per mille e che il precedente Governo aveva esonerato la Chiesa dal pagamento dell'ICI per tutte le sue proprietà, non solo per le chiese. Per fortuna ci ha pensato l'Unione Europea a ricordarci che uno Stato non dovrebbe fare favoritismi del genere. Ad Andrea da Bovisio e quanti la pensano come lui, vorrei dire che per ogni immigrato che non ha voglia di integrarsi, ce ne sono tantissimi che invece fanno fatica ad integrarsi per colpa di leggi anitiquate, ipocrisia e xenofobia diffusa. Tra i miei colleghi di lavoro ci sono immigrati perfettamente integrati. Cosa mi dite di tutti quegli italiani che affollano le nostre carceri o che non rispettando le regole pagano multe? Sono integrati nella nostra società o no?

martedì 23 ottobre 2007

Nazione di stranieri

Cresce sul mercato italiano la consapevolezza che gli Stranieri rappresentino una notevole opportunità per dare nuovo vigore ai consumi nel nostro paese. Si susseguono ricerche che evidenziano modelli comportamentali simili a quelli degli italiani; la preferenza o l’ambizione per le marche; il tutto spinto dalla crescita dei nuclei familiari.
Altri studi, invece, fotografano sia il forte desiderio di questa nazione di sistemarsi in Italia ma anche quello di non diventare necessariamente Italiani, anzi, di conservare la propria identità culturale. La vera preoccupazione condivisa tra tutte le etnie è che vengano snellite le procedure per il rilascio del permesso di soggiorno; che vengano riconosciuti i loro diplomi professionali. Che sia più facile esistere, essere regolari. L’Italia d’altra parte ha bisogno di tecnici specializzati, infermieri; non solo di operai e badanti ma soprattutto di cittadini regolarmente assunti che pagano le tasse e non di lavoro nero.
Pian piano che il “fenomeno” immigrazione diventa un fatto condiviso grazie a queste ricerche, scopriamo che la diversità è una ricchezza. Persino il marketing, la scienza che ha fatto della globalizzazione, della mcdonaldizzazione, un punto di forza; che ha costruito sugli stereotipi modelli matematici per pianificare lo sviluppo dei mercati, oggi fa i conti con un melting pot che rifiuta di omogeneizzarsi e si trasforma sempre di più in un babel pot. I biologi definiscono l’importanza di un bosco in funzione di quante specie vegetali ospita. Un pioppeto per la produzione di cellulosa, non interessa a nessuno.
Eppure sui giornali finiscono sempre le piante carnivore; mai le altre migliaia di specie che con il loro lavoro contribuiscono a crescere la ricchezza del pianeta; mai quella maggioranza silenziosa degli Stranieri che in Italia lavorano, crescono i loro figli, investono.

giovedì 18 ottobre 2007

Giovani animalisti

Ebbene sì, lo confesso: provo simpatia per i due ragazzi che a Milano, la settimana scorsa, hanno rubato quattro astici vivi al supermercato per sottrarli ad una morte orrenda, in cui vengono bolliti vivi. I due animalisti, 17 anni lei e 20 anni lui, sono stati arrestati. La legge è la legge. Per i carabinieri, che hanno fatto il loro lavoro, si è trattato di un furto. Per me di un’azione dimostrativa coraggiosa. Un gesto che mi ricorda quello degli antischiavisti dei secoli scorsi. Di gente come loro che capeggiavano guerriglie per liberare i neri in catene. Venivano arrestati, giudicati terroristi e impiccati. Invece erano eroi. I casi sono diversi, certo. Allora si lottava per salvare e ridare dignità ad essere umani. Organizzare bande armate e uccidere. L’Animal Liberation Front, cui i due giovani dichiarano di appartenere, si batte per gli animali. Tra uomini e animali c’è differenza. Ma è anche vero che i militanti dell’Alf non uccidono. Non fanno del male a nessuno. Si limitano ad azioni simboliche. Che servono ad attirare l’attenzione sulle condizioni terrificanti in cui vengono tenuti molti animali.
Leonardo da Vinci diceva che verrà un giorno in cui la crudeltà sugli animali verrà considerata sbagliata così come lo è quella sugli uomini.
Quel giorno è ancora lontano: molti, soprattutto nel settore alimentare, continuano a considerare gli animali dei semplici oggetti. E se quel giorno lentamente si avvicinerà sarà anche grazie alle azioni dimostrative di ragazzi come quelli che hanno cercato di salvare i poveri astici.

Per chi come me ha interesse a firmare una petizione che cerchi di regolamentare la caccia in Italia, può seguire questo link e firmare online:

http://www.infolav.org/lenostrecampagne/cacciaefauna/petizionecaccia/

La Lav (Lega Anti Vivisezione) propone una petizione per la rapida approvazione di una proposta di legge che tende ad abolire l'articolo 842 del codice civile che permette in modo assurdo ai cacciatori il libero accesso anche alle proprietà private nei periodi di caccia e nelle aree consentite da leggi regionali. In pratica se la vostra proprietà privata si trova all'interno di una area definitia di caccia dalla regione, non potete vietare l'ingresso ad un cacciatore!

venerdì 12 ottobre 2007

Centro commerciale e Pe4

Riporto integralmente il comunicato stampa dei Verdi di Garbagnate Milanese in merito alle ultime dichiarazioni del neo Sindaco Marone sulle relaizzazione di un nuovo centro commerciale nell'area definita PE4:

Non sono passati neppure 4 mesi dalle elezioni amministrative e la nuova giunta smentisce se stessa e un documento ufficiale come il loro programma elettorale. Ci riferiamo alla nuova linea programmatica illustrata dal Sindaco Marone riguardo la posizione della giunta sull’insediamento di un nuovo centro commerciale che insieme alle dichiarazioni di altri esponenti di maggioranza sul Parco delle Groane, mette in mostra la vera identità della destra sulle tematiche del territorio e dell’ambiente. Identità volutamente distorta in campagna elettorale facendo finta di essere i nuovi paladini della difesa della natura.
Le motivazioni che il Sindaco espone per giustificare il cambiamento di posizione sono piuttosto povere anche di fantasia. Sono basate tutte su fatti e posizioni conosciute da tutti e da molto tempo.
Sarebbe opportuno che il Sindaco illustrasse a tutti, commercianti compresi che tanto difende, quali siano i vantaggi economici che Garbagnate lascerebbe ad Arese. Noi li conosciamo: oneri di urbanizzazione, ICI che la destra vorrebbe tanto abolire ma quando c’è da incassare non la lascia sfuggire, tasse per le insegne pubblicitarie che la destra diceva di volere abolire ma non l’ha fatto, realizzazione di un inutile tunnel. Insomma un modo di fare cassa da parte dell’amministrazione.
Gli svantaggi legati al traffico sarebbero sicuramente minori non avendo il centro commerciale, si avrebbe una viabilità di transito regolabile con un buon piano del traffico, viceversa avremo degli ingorghi e delle code di ingresso/uscita al centro come accade in tutti i centri commerciali. Ma il Sindaco dimentica altri svantaggi: i commercianti subiranno una concorrenza difficilmente affrontabile e non basteranno delle feste di piazza ad aiutarli, il centro commerciale diventerà il nuovo centro di aggregazione del paese facendo morire le speranze di rivitalizzazione del centro storico attuale. L’inutilità di un nuovo centro commerciale è rafforzata dal prossimo raddoppio volumetrico dell’Esselunga, sarebbe meglio pensare a come fare funzionare l’attuale centro commerciale che è Garbagnate nel suo complesso.
Noi Verdi speriamo che arrivi al più presto l’obbligo per tutti gli enti locali di affiancare ai bilanci tradizionali il bilancio ambientale, come già attuato da alcuni enti locali, e con il quale si valuta l’impatto economico di un’opera per le modifiche ambientali che provoca.

giovedì 11 ottobre 2007

Accelera i tempi! Frena la CO2

Il 12 e il 13 settembre è iniziata la Campagna informativa e di raccolta firme “Accelera i tempi! Frena la CO2” per chiedere al nostro governo di rendere vincolante il limite di 120 grammi di emissione di CO2 al Km per le case automobilistiche (così come proposto dall’Unione Europea). La Campagna è iniziata in coincidenza con la Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici promossa dal Ministero dell’Ambiente.
La campagna vuole sottolineare la necessità di provvedimenti concreti per il settore dei trasporti che, nonostante influisca con circa il 30% delle emissioni di CO2 in atmosfera nell'intera Unione Europea, non ha finora contribuito al raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto.

Sabato 13 ottobre dalle 10 alle 12, in piazza della Croce a Garbagnate Milanese, i Verdi saranno presenti con un banchetto informativo per raccogliere le firme della petizione. Chi è interessato ad aiutarci, può farlo scaricando e stampando il modello di raccolta firme cliccando qui, facendolo firmare e consegnandolo al banchetto o contattandoci via mail.
Sarà occasione anche per essere informati sul Patto per Clima che Verdi, associazioni ambientaliste, imprenditori sensibili al progresso sostenibile e ricercatori di valenza internazionale hanno sottoscritto per la realizzazione di un progetto ecologista in Italia di una cultura di governo del cambiamento. Petizione sottoscrivibile online su http://www.pattoperilclima.com/ .

mercoledì 10 ottobre 2007

La scuola è iniziata?

La scuola è iniziata da settimane, ma molte classi si trovano sprovviste di professori, cosicché l’orario è provvisorio. I provveditorati non hanno completato le nomine e assegnato le cattedre vacanti, quindi la scuola deve ancora cominciare con regolarità. Non è questo l’unico indice di “buon” funzionamento del sistema o meno, ma neppure l’unico indizio.
Giorni fa una signora francese, trasferitasi da tempo in Italia con i figli, notava quanto assurdo sia definire “pubblica” la scuola italiana. Era esterefatta dal fatto che – al contrario del suo Paese – qui si paga tutto: libri, cancelleria, pulmino, sport, mensa, mentre in Francia questi servizi sono a carico della scuola, cioè dello Stato. “Allora qual è la differenza con le private?” si chiedeva.
Le richieste degli istituti alle famiglie sono quotidiane: dalla “quota di frequenza per il funzionamento scolastico” alla necessità di avere pacchi di fogli A4 per la fotocopiatrice, pennarelli, scatoloni d’acqua minerale, carta e quantaltro.
Ciò dimostra che le risorse destinate alla scuola sono insufficienti e che lo Stato italiano non fa della formazione la sua “missione” (pure Sarkozy taglierà 11 mila docenti e ridurrà anche i giorni di lezione).
Le incongruenze sono più d’una. Come quella raccontata la mattina del 25 settembre da un padre ai microfoni di “Prima pagina” (Radiotre).
Ho due figli, diceva, con un anno di differenza e vanno al liceo: il secondo non può usufruire dei libri del primo perché cambiano ogni anno. Non i contenuti, ma l’impaginazione, la scansione delle pagine. Poi vien da sé dire che chi paga le tasse pretenda un servizio conseguente.
In fondo si tratta pur sempre d’un “obbligo”, oltreché d’un “diritto”.

martedì 9 ottobre 2007

Tanti auguri

Per l'occasione del compleanno di Berlusconi, un anno fa Marco Travaglio trascriveva tutte le dichiarazioni di Berlusconi in un articolo. Lo riporto a distanza di anno:

Non fonderò mai un partito.
Se non entro in politica, vado in galera.
Scendo in campo, per un nuovo miracolo italiano.
Un milione di nuovi posti di lavoro.
Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta.
Non capisco perchè a San Siro debbano entrare anche i tifosi delle altre squadre, togliendo il posto ai nostri: San Siro deve diventare solo rossonero.
I poveri sono persone diseducate al benessere.
Mai avuto a che fare con Craxi.
Io sono l'unto del Signore.
Il mio governo è schierato con l'opera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati.
Mussolini non ha mai ucciso nessuno, anzi mandava gli oppositori in vacanza nelle isole.
Le mie aziende non hanno mai corrotto nessuno.
Giuro sulla testa dei miei figli.
Ho dato mandato irrevocabile di vendere le mie tv.
Bossi parla come un ubriaco da bar, con lui non prenderò mai più un caffè: è un giuda, traditore, ladro e ricettatore di voti.
La situazione della salute del Santo Padre è di assoluta tranquillità.
Sarò lieto di incontrare il papà dei fratelli Cervi.
In questo luogo passò Enea in fuga col padre Anchise e diede il via alla dinastia da cui nacquero Romolo e Remolo.
Paolo di Tarso, il grande filosofo greco.
Il Papa è un uomo straordinario, ogni suo viaggio è come un gol: ha la stessa idea vincente del mio Milan, che poi è l'idea di Dio, la vittoria del Bene sul Male.
Arafat mi ha chiesto di dargli una tv per la Striscia di Gaza: gli manderò Striscia la Notizia.
Vorrei ricordare l'attacco del comunismo alle Due Torri.
Ormai in Iraq c'è una vita regolare, poi certo ci sono le cose che non funzionano: ad esempio, i semafori a Baghdad non funzionano.
Montanelli e Biagi erano gelosi di me.
Anch'io ho scritto le tavole della legge, come Napoleone e Giustiniano;
Mosè era solo un passatavole.
Mai sentito parlare di All Iberian.
Se perdo le elezioni lascio la politica.
La nostra Costituzione è di stampo sovietico.
Siamo il partito dell'amore contro il partito dell'odio.
Non ho mai insultato nessuno.
Coglione!
Faccia da stronza!
Stalinisti!
Ladri!
Golpisti!
Fascisti! Vaffanculo!
I giudici sono matti, mentalmente disturbati, antropologicamente diversi dal resto della razza umana.
Noi ai giudici insidiamo le mogli, siamo dei tombeurs de femmes.
Per portare a Parma l'agenzia alimentare europea ho riesumato le mie doti di play boy e fatto la corte alla presidente finlandese.
Ho trovato una cimice dietro il termosifone, sono spiato da procure deviate.
Io ero contrario alla guerra in Iraq, ma Bush non mi ha dato ascolto.
La proporrò per il ruolo di kapò.
Gli sbarchi di clandestini, con noi, sono calati del 247%.
Io non racconto barzellette: dico parabole.
La sinistra ha una predilezione per i dittatori.
Putin è un sincero anticomunista.
Gheddafi è un leader di libertà.
Bella l'Estuania!
Sono alto un metro e 71.
I give you the salutation of my president of the Republic.
Il lifting me l'ha imposto mia moglie.
Noi di Forza Italia abbiamo una moralità di livello così elevato che gli altri non possono nemmeno percepirlo.
Risolverò il conflitto d'interessi in cento giorni.
Le mie tv mi remano contro.
Il trapianto è ottimo, lo consiglio a tutti.
Sono sempre stato assolto.
L'evasione di chi paga il 50% dei tributi è un diritto naturale che è nel cuore degli uomini e che non ti fa sentire moralmente colpevole.
Questa storia delle leggi ad personam è falsa: ne ho fatte solo tre, per me.
Biagi, Luttazzi e Santoro han fatto un uso criminoso della televisione pubblica.
Avete capito bene: abolirò l'Ici.
Galliani è la persona più onesta che ho mai conosciuto.
Il mio cervello è talmente sviluppato che ha espulso i capelli.
La giustizia è un cancro da estirpare.
D'Alema è er mejo figo der bigoncio, di lui mi fido.
La mia religione è il maggioritario.
Io sono per il proporzionale.
Mai fatto affari con la politica, anzi ci ho sempre perso.
Gli elettori si sono sbagliati, erano giusti gli exitpoll.
Sto trattando con la Russia dell'amico Putin per aprire un corridoio negli Urali e collegarci all'Oceano Pacifico.
Non ci sarà alcun condono fiscale.
Noi siamo per il presidenzialismo.
Mai stato presidenzialista.
Non sapevo che mio fratello vendesse decoder.
Odio andare in tv, è una cosa che non sopporto.
Nesta al Milan? Impossibile.
Gilardino al Milan? Mai, sarebbe amorale. Io sono il Gesù Cristo della politica.
Va bene, paragonatemi pure a Mosè.
Fra me e Confalonieri c'è un patto: quello di avvisarci reciprocamente qualora uno dei due rincoglionisse.
E Fedele non mi ha ancora detto niente.
Prodi ha mentito: in un paese normale si sarebbe già dimesso.

Happy birthday, Mister Ex President!

di Marco Travaglio

lunedì 8 ottobre 2007

I rifiuti valgono oro

I rifiuti possono diventare un business e valere oro, al Nord come al Sud. A raccogliere sei casi emblematici di realtà dove i rifiuti costituiscono ormai una risorsa è Legambiente. Alla base del business c’è la raccolta differenziata. Tra gli esempi ci sono gli scarti di cucina della provincia di Bergamo che finiscono negli impianti della Berco a Calcinate e che escono sotto forma di terricci di qualità per orti e giardini.
In una ventina di comuni del trevigiano la qualità della raccolta differenziata fa risparmiare il 20% sui costi di gestione del servizio rispetto alla media dei comuni veneti; a Mercato San Severino, in provincia di Salerno, sui sacchi ci sono i codici a barre che personalizzano i rifiuti e ognuno paga in base a quanto produce.
E ancora, in provincia di Cuneo dalla carta da macero si producono rotoli di cartoncino e imballaggi in grande quantita completamente riciclati per un fatturato di 40 milioni di euro l'anno; la Erreplast in Campania raccoglie le bottiglie di plastica e produce scaglie di PET con cui si fanno i pile, le imbottiture delle auto e le pellicole per le radiografie.

venerdì 5 ottobre 2007

L'IT consuma energia ma non lo sa

No, non ci si può ritenere soddisfatti dei risultati di una indagine sull'uso, o lo spreco, di energia elettrica nelle imprese tecnologiche mondiali: sono ancora molte, moltissime, quelle aziende che non hanno una policy specifica sull'argomento e almeno metà delle IT company non sanno neppure quanto effettivamente consumano.
Ad affermarlo sono gli esperti della Economist Intelligence Unit che hanno lavorato per conto di IBM al rapporto IT e ambiente, scoprendo che meno della metà delle imprese IT sopra i 1000 dipendenti, il 45%, sta lavorando per ridurre la propria carbon footprint, ovvero il proprio contributo alle emissioni di anidride carbonica, uno dei "termometri" del consumo energetico.
Va detto però che di quelle aziende IT che invece hanno una policy, il 52% non ha ancora fissato obiettivi specifici e solo il 9% aspira da qui al 2012 di diventare carbon neutral, ovvero di bilanciare il consumo con strategie di "riduzione del danno" che portino la footprint in pareggio, un po' come di recente ha confermato di voler fare Dell.
Tra le cause dell'aumento dei consumi energetici nel settore c'è anche il fatto, spiegano i ricercatori, che i consumi di energia non siano considerati un criterio importante nelle politiche di acquisto, il che significa anche che i produttori di tecnologia non sono granché stimolati a realizzare prodotti ad impatto energetico ridotto. Quel che è certo, invece, è che una impresa su quattro ha registrato negli ultimi due anni un aumento dei costi dell'energia, dovuta sia ad un maggior consumo sia alla crescita progressiva dei prezzi dell'energia stessa.
Se vogliamo, è proprio grazie ai costi dell'energia che la questione del risparmio si sta comunque facendo largo. Secondo EPA, l'agenzia per l'ambiente statunitense, nel 2006 nei soli Stati Uniti i server e i data center sono stati responsabili dell'1.5% dei consumi di elettricità dell'intero paese - oltre il doppio dei consumi rilevati nel 2000 - con un valore di spesa di circa 4,5 miliardi di dollari.

giovedì 4 ottobre 2007

Rifkin: Siamo a rischio estinzione

Se il discorso sul cambiamento climatico si arena ancora sulla contrapposizione tra destra e sinistra, allora ci sfugge la gravità del problema. Jeremy Rifkin, ospite al Festival della Filosofia, è categorico sulla questione ambientale. "Per la prima volta nella storia siamo a rischio estinzione. E' previsto un aumento di tre gradi centigradi in questo secolo, il che significa la scomparsa da un terzo alla metà delle specie sulla terra. Certo, ci sono stati altri cinque momenti di estinzione in natura, ma sono necessari dieci milioni di anni per recuperare le specie perdute". Rifkin approfondisce il tema su come passare dalla geopolitica a una politica della biosfera globale che punti sull'immagazzinamento e la produzione delle energie sostenibili. Dalla eolica alla solare, passando per la geotermica e la biomassa, l'obiettivo è quello di abbattere drasticamente i livelli di surriscaldamento globale usando il progresso high tech per creare energia intergreen, nel rispetto dell'ambiente. "Fra 25 anni anche cellulari e palmari funzioneranno a idrogeno.
Si calcola che l'Unione Europea stanzierà 780 miliardi di euro per la produzione di energie rinnovabili e il biocarburante rappresenta solo una piccola parte del mix, essenziale ma non sufficiente". Dunque, qual è la produzione energetica da favorire? "Il grano è da scartare perché richiede un eccessivo impiego di risorse, bene invece la canna da zucchero.
Bisogna anche stimolare l'agricoltura biologica e incentivare gli allevatori a convertire il terreno coltivabile." Infatti, è la produzione di carne un' importante causa del surriscaldamento globale, seconda solo al consumo derivante dalle infrastrutture e dall'edilizia. "Un terzo delle terre coltivabili -spiega Rifkin - è dedicato ai mangimi da allevamento, con una produzione di gas seconda solo ai consumi nelle nostre case, negli uffici e nelle infrastrutture, e incide più dei trasporti. Se è tassata l'emissione di anidride carbonica, perché non proporre un'imposta sulla carne? Non è indispensabile diventare vegetariani, ma comprendere che siamo onnivori, come ci insegna la dieta mediterranea. Frutta e verdura in quantità e solo una piccola dose di carne nella nostra alimentazione". Problemi urgenti che la tecnologia e la coscienza collettiva possono risolvere nella in una "rivoluzione piatta, silente e distributiva", senza escludere nessuno. E in attesa dell'auto e del palmare a idrogeno anche mangiare più sano può rallentare la nostra presunta estinzione.

mercoledì 3 ottobre 2007

Panorama contro l'ambiente

Su Panorama arriva l'attacco "pilotato" ai Verdi nella persona del Ministro Pecoraro Scanio e alle associazioni ambientaliste che si rifiutano di sottostare ad uno sviluppo incompatibile con la Terra.

Riporto integralmente quanto il Ministro Pecoraro Scanio riporta sul suo blog:
L'ultimo numero in edicola di Panorama porta avanti in maniera sistematica una vera e propria campagna contro i Verdi e contro l'ambiente. Addirittura con toni allarmistici si pubblicano una serie di notizie manipolate in modo da far risultare un dato assolutamente fittizzio e falso: che io - tramite il Ministero dell'ambiente - bloccherei gli investimenti; questo è falso prima di essere una cosa assurda, perchè presuppone che il ministro possa influenzare le commissioni tecniche indipendenti che danno i pareri sulle grandi opere.
Ma, in realtà, le accuse che sottendono il pezzo sono le solite, quelle di tutelare la difesa dell'ambiente nel nostro Paese, di dire con certezza che le centrali a carbone non sono il futuro ma sono il passato, di fare in modo che le leggi dello Stato che prevedono - come impone la Unione Europea - che sulle opere vi sia una Valutazione di Impatto ambientale vengano rispettate.
L'accusa finale quindi è paradossale: far rispettare le leggi dello Stato.
Ma - per capire la verità - basta sfogliare lo stesso giornale, dove a pag. 155 si da spazio alla nostra iniziativa - quella che il ministero dell'Ambiente sostiene e che anche i Verdi sostengono con l'Assessorato Regionale all'Ambiente del Lazio - i pannelli solari ai frutti di bosco, cioè i nuovi pannelli solari realizzati con sostanza organica. Questo è il futuro.
Ma la cosa veramente paradossale è che - sempre nello stesso numero di Panorama - accanto agli attacchi ci sia l'iniziativa dello stesso editore, che io sostengo come Ministero dell'Ambiente, di mitigare l'impatto di emissioni di CO2 causate dalla stampa del giornale, piantando un numero equivalente di alberi.
Quello del giornale della Mondadori è certamente un attacco sconnesso e di stampo oscurantista, ma che non va preso sottogamba. Infatti ho deciso di chiedere un risarcimento. Ma ho anche deciso di devolvere la cifra ottenuta proprio nella medesima iniziativa: piantare alberi per ridurre le emissioni di CO2.
E' necessario reagire a questo assalto, anche perchè è ben orchestrato per favorire la causa del nucleare. Lo dimostra il fatto che oggi - un altro giornale sempre legato all'area del centrodestra - in suo allegato rilancia il nucleare, con dei dati che dimostrerebbero che gran parte degli italiani sarebbero favorevoli al nucleare. Bene è necessario reagire in tutte le maniere. E noi lo faremo, organizzando per il 10 di novembre - ventesimo anniversario del referendum che sconfisse il nucleare in Italia - una grande manifestazione antinucleare a Roma per ricordare a tutti gli italiani che nel nostro Paese ancora abbiamo scorie nucleari. Noi continueremo a lavorare in maniera seria, sapendo che - con le tematiche ambientali - stiamo incentivando l'occupazione: l'unico settore in cui è cresciuta l'occupazione nell'ultimo anno sono le iniziative sul solare, quelle sulle modernizzazioni delle nostre case con i doppi vetri e la efficenza energetica; insomma tutte le iniziative di innovazione che stiamo proponendo.

All'articolo ho voluto aggiungere un commento che riporto:
Più che d'accordo con l'analisi fatta dal Ministro e con la decisione di chiedere un risarcimento economico da devolvere. Io aggiungerei però che Panorama debba essere obbligata a pubblicare, in modo visibile, l'esito della richiesta di risarcimento. Questo dovrebbe valere per tutti i giornali che pubblicano falsi dossier diffamatori, devono essere obbligati a risarcire mediante pubblicazione altrettanto visibile delle sconfitte giudiziarie.

UK, sorvegliati i rifiuti

Ventisette municipalità inglesi stanno sperimentando l'impiego di tecnologie di sorveglianza semi-automatizzata, nella speranza di aumentare le percentuali di raccolta differenziata e quindi di riciclaggio.
Il controllo che i cittadini facciano il proprio dovere è affidato agli spazzini, che sono stati muniti di uno scanner portatile in grado di leggere i codici a barre dei nuovi bidoni hi-tech, raccogliendo informazioni come la corretta differenziazione dei vari tipi di spazzatura, le buste danneggiate e via di questo passo. Tali informazioni vengono inviate ad un sistema centralizzato per l'archiviazione, che si incaricherà poi dell'invio di "avvisi" ai cittadini meno virtuosi e su base casuale.
Dopo tre avvisi successivi il comune invierà manuali per aiutare gli impenitenti - o forse inconsapevoli del danno enorme che stanno causando alla comunità e quindi a se stessi con il loro comportamento sconsiderato - a gestire correttamente i rifiuti casalinghi. Se non dovesse bastare, tutti i dati raccolti con lo scanner e i codici a barre potranno essere usati in tribunale contro gli insozzatori.
"Se le persone sanno che i loro cassonetti vengono monitorati in maniera sistematica si sforzano di più a trattare correttamente i rifiuti", sostiene il responsabile della gestione rifiuti della contea di Peterborough Michael Robb. Il sistema è appunto pensato per rendere più responsabili i cittadini nei confronti della spazzatura che producono quotidianamente, e per far passare l'idea che la comunità non possa pagare in denaro sonante e danni ambientali per la sconsideratezza di pochi.
Le tecnologie impiegate attualmente per i progetti pilota sono prodotte da PRISYMID, società specializzata nello sviluppo di soluzioni di monitoraggio con codici a barre, RFID ed etichette adesive.

In Italia esistono già esperienze di questo genere e con ottimi risultati grazie a consorzi tra amministrazioni comunali come Priula nel trevigiano e Navigli nell'ovest milanese o grazie ad comuni isole felici come Mercato S.Severino nel salernitano.

martedì 2 ottobre 2007

Okkupazione

Ottobre, andiamo, è tempo di occupare.
Il buon Gabriele D’Annunzio mi concederà licenza di storpiare un suo verso ma anche a questo giro l’anno scolastico rischia di riproporre un suo stanco rituale: l’occupazione. O se vi piace di più, che è più tosto, l’okkupazione.
Mi piace quando i ragazzi occupano la scuola con una buona ragione. Che so: l’aula per l’educazione fisica da tre anni è fuori uso e, nonostante le promesse, si continua a passare quell’ora in cortile a fumare o ripassare storia che c’è l’ora dopo. Oppure perché il preside ha ingiustamente sospeso uno studente che partecipava a una riunione per un progetto formativo. Oppure perché i prof assenteisti non vengono mai sostituiti come si deve. Oppure perché il ministero ha deciso di cancellare l’assemblea mensile. Insomma, una buona ragione. Mi piace perché nell’occupazione vedo un momento di protesta collettiva, di confronto, di dibattito e di soluzione. È un momento propositivo ed è anche bello passare la serata e la notte lì insieme con le chitarre, la pizza e il sacco a pelo.
Ma ultimamente di buone ragioni ne ho viste poche. «Perché occupate?» chiedevo ai miei figli. Silenzio imbarazzato, «boh», «contro la Finanziaria», «perché lo fanno tutti». L’okkupazione diventava occasione di stanco happening. Chitarra, birre, canne, sacco a pelo e domani è un altro giorno. Una specie di gita premio tra le mura scolastiche. Un appuntamento che ormai non ha quasi più niente nemmeno di trasgressivo. E siccome alcune scuole hanno già cominciato l’antifona vorrei sommessamente invitare i ragazzi a pensarci. Se necessario fate anche le barricate ma evitate questo squallido siparietto dell’occupazione rituale quando non avete niente da dire, niente da fare, niente da proporre. A volte stare zitti è molto più intelligente che gridare. Soprattutto quando gli altri ti ridono intorno.

Alluminio riciclato

Il 50% degli oggetti di alluminio che ci capitano quotidianamente in mano potrebbero essere fatti di metallo riciclato. Partire da oggetti di alluminio, invece che dai minerali di bauxite, fa risparmiare il 95% dell’energia necessaria.
L’Italia è il terzo Paese al mondo per quantità di alluminio riciclato e le 200 aziende che vi si dedicano hanno un giro d’affari di 11 milioni di euro. Bello? Si, ma le cose stanno per cambiare.
Coca-Cola ha deciso di smettere di imbottigliare le sue bibite in lattine di alluminio. Ha lanciato le “sleek” le nuove lattine “più magre e slanciate” che, invece di essere fatte di alluminio ed essere facilmente riciclabili, sono fatte d’acciaio. L’acciaio attualmente costa meno dell’alluminio. Non importa che pesi di più, che sia più difficile da riciclare. Coca-Cola si fa pubblicità ecologica presentando alle olimpiadi i suoi distributori refrigerati senza idrofluorocarburi, da cui escono lattine pesanti.

Fonte: ecoblog.it

lunedì 1 ottobre 2007

Mondiali di Sci 2005, l'Europa condanna l'Italia

Questa volta il comportamento “ecosportivo” viene dalle istituzioni europee. No, non hanno organizzato nessun campionato rinnovabile e a impatto zero, ma hanno dato una sonora tirata d’orecchie a chi non ha saputo o voluto coniugare i valori sportivi con quelli di protezione dell’ambiente, ovvero a noi.
E’ di pochi giorni fa infatti la notizia che la Corte Europea di Giustizia di Lussemburgo ha condannato l’Italia per le opere realizzate durante i Mondiali di Sci del 2005 a Bormio, opere che hanno violato le normative UE sulla protezione dell’ambiente, la direttiva Uccelli e la direttiva Habitat.
In quella occasione, 25mila metri quadri di bosco sono stati abbattuti a Santa Caterina Valfurva all’interno del parco nazionale dello Stelvio per l’ampliamento degli impianti da sci che dovevano ospitare le gare femminili. Il disboscamento ha comportato il taglio di 2500 alberi a quote comprese tra i 1700 e i 1900, andando anche a toccare zone di protezione speciale a interesse comunitario, le cosiddette ZPS. Il disboscamento infatti, oltre ad essere un grave danno in sé e per sé, ha causato anche l’interruzione della continuità tra gli habitat protetti, provocando enormi problemi alla fauna del luogo. Oltre ad aver violato le normative in materia, l’Italia non ha fatto tutte le necessarie valutazioni preventive degli impatti delle opere, né ha messo in campo adeguate misure di compensazione, lasciando una profonda ferita su un territorio di alto valore naturalistico e sottoposto a tutela.
A peggiorare la situazione, una volta disboscato è stato costruito un ponte di 50 metri, in parte abusivo, per collegare due piste da sci, una fetta di montagna è stata tagliata per fare posto a dei parcheggi, e a 2800 metri di quota fu costruito un mega-albergo spacciato per rifugio. Su tutte queste opere ci sono esposti e indagini in corso.
A Maggio di quest’anno era stata presentata la richiesta di condanna dell’Italia presso la Corte di Giustizia, in seguito a una denuncia fatta da Legambiente già nel 2003, anno in cui il Parco diede il via libera alle opere. e ora la richiesta è stata accolta. Attendiamo di sapere quali saranno le conseguenze. Ricordo che l’Italia è tra i primi paesi in Europa per infrazioni alle normative europee in materia ambientale.

Rigassificatori, veti e prezzo del gas

Subito i rigassificatori? Basta veti?
I rigassificatori li vogliono le imprese che li costruiscono, il ministro Pier Luigi Bersani che ci farebbe salire il PIL e la vice presidente di Confindustria con delega per l’Energia, Emma Marcegaglia. La Marcegaglia in una intervista sul Corriere della Sera spiega: “Spesso ci si ferma già prima, a livello locale. E anche qui, la penso come Bersani: mettiamo un meccanismo per cui le decisioni non si trascinino per anni. Le Regioni, o i singoli enti, dopo un certo periodo di tempo siano obbligati a dire si o no. E se sono dei no, chi li pronuncia se ne assuma responsabilità e conseguenze. Questo non può continuare a essere il Paese dei veti”.
Concordo sul non trascinare le decisioni per anni, ma oggi il petrolio costa 81 dollari al barile e il prezzo del gas è legato a quello del petrolio. Che ne dite di pensare di scaldarci evitando gli sprechi, invece che comprare gas a prezzi da salasso?
La previsione degli analisti per il 2007 è di 85 dollari al barile e quella per il 2008 si attesta sui 95. Se abbiamo un debito, perché cercare di averne uno ancora più grande? Perché il gas lo pagano i cittadini?
Il tutto si chiarisce quando si arriva a parlare di possibili guadagni e investimenti: solo tra bonifiche e rigassificatori si parla di almeno 4 miliardi di euro. Ad opporsi ai rigassificatori, oltre alle popolazioni locali, è rimasto il ministro per l’Ambiente, Pecoraro Scanio, che vorrebbe una finanziaria verde. Emma Marcegaglia ha un altro obbiettivo, oltre ai rigassificatori: il nucleare.
Riporto direttamente da una puntata di Report, un commento fatto da Milena Gabanelli:
“Vogliamo fare i rigassificatori perché abbiamo paura che la Russia ci chiuda i rubinetti e per essere competitivi sul prezzo. L’Eni però potrebbe portare direttamente in Italia il gas prodotto in Kazakistan senza passare dalla Russia e quindi dalla tagliola Gazprom, ma per ora non si fa. Si potrebbe portare in Italia il gas prodotto in Egitto ma siccome da lì può arrivare solo liquefatto ci vogliono i rigassificatori, che non abbiamo. Bisognerà costruirne qualcuno. In sostanza il gas non manca ce n’è, quello che non si conosce è il prezzo. Quel che è certo è che siamo tra i paesi messi meglio al mondo con il tubo che ci fornisce dalla Sicilia, dal Friuli e dal Piemonte e a breve dalla Sardegna. E in Europa invece, siamo anche l’unico Paese che ha presentato domande per costruire 13 rigassificatori. Molte di queste domande sono fatte da società straniere che vorrebbero venire qui a fare magazzino. Tutto questo mentre l’Europa sta sviluppando sempre di più le fonti energetiche alternative. Quelle che poi non lasciano poi ai figli brutte eredità.”