mercoledì 25 febbraio 2009

La Lombardia toglie i vincoli alle aree standard

Si prevede l’ennesima colata di cemento in Lombardia: case al posto delle "aree a standard".
Secondo i Piani regolatori, le aree standard dovrebbero rimanere pubbliche ed essere destinate a verde o servizi. Ma le amministrazioni hanno fame di case. E la Regione Lombardia ha deciso di togliere quel divieto permettendo ai Comuni che hanno un "fabbisogno acuto" di realizzare alloggi popolari o di edilizia convenzionata anche su questi pezzi di territorio vincolati. Una norma che ha già ricevuto il primo si della maggioranza prima di arrivare in Consiglio Regionale.
Uno dei punti principali è la proroga di un anno, fino al 31 marzo del 2010, dei vecchi Piani regolatori. I Comuni avrebbero già dovuto passare a uno strumento diverso, il Piano di Governo del Territorio, ma sono in ritardo: su oltre 1.500 amministrazioni lombarde soltanto una settantina li ha approvati.
Fra le norme previste c’è anche la possibilità di utilizzare i programmi integrati di intervento, che sono procedure accelerate per costruire, anche nelle aree agricole. Un emendamento dell’assessore al Territorio Davide Boni lo prevede ma solo nel caso di infrastrutture pubbliche o "di interesse pubblico di carattere strategico ed essenziali per la riqualificazione e la riorganizzazione dell’ambito territoriale".
Un altro capitolo riguarda la possibilità per i Comuni di individuare nei Piani regolatori "ambiti territoriali" in cui sarà vietato autorizzare "attività che creano disagio". Per Boni "questa è una norma per disciplinare tutte quelle attività che creano disturbo e che non sono adatte soprattutto nei centri storici: i kebab ma anche i fast food o sexy shop. Saranno i Comuni a decidere se e come applicarla per risolvere i problemi».
La posizione del Comune di Milano è che le aree standard sono spesso zone abbandonate e che non sono mai state sfruttate nel corso degli anni.
Carlo Monguzzi, capogruppo dei Verdi in Regione, commenta: "Sono abbandonate ma dovevano essere trasformate in zone verdi o servizi. Se non lo sono è perché negli anni sono mancati o i soldi o la volontà politica. Anche noi vogliamo a tutti i costi che vengano realizzate case popolari. Ce n’è un estremo bisogno: soltanto in provincia di Milano servirebbero 90mila alloggi. Ma, ripeto: ci sono molte aree dismesse che andrebbero rivalutate.
Purtroppo questa modifica si unisce allo svuotamento effettivo delle competenze degli enti gestori dei parchi. Con il progetto di Legge Regionale in discussione in commissione Ambiente, in caso di contenzioso tra il Comune che vorrà edificare e l´ente del Parco che difenderà il suo territorio, vincerà il Comune. Con queste norme le amministrazioni potranno costruire sia all´interno dei parchi sia fuori sfruttando le aree standard. Sono due leggi diverse con un unico obiettivo: cementificare quel poco di verde che è rimasto".

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