giovedì 24 aprile 2008

Ma la rottamazione delle auto porta benefici ambientali?

Gli incentivi alla rottamazione delle automobili potremmo definirli un esempio di politiche ambientali bipartisan, in quanto adottate in maniera più o meno simile da tutti i governi di centrosinistra o di centrodestra che si sono succeduti alla guida del paese negli ultimi dieci anni. Ma la rottamazione delle automobili si può davvero annoverare tra le misure ambientali? Siamo certi che produca effettivamente vantaggi da questo punto di vista?
Se lo è chiesto Legambiente che è andata a cercare quali aziende automobilistiche producono analisi di questo tipo per poter comparare tra di loro i risultati e scoprire se effettivamente si produce una minor quantità di anidride carbonica nel cambio dell’automobile con modelli più recenti, così come indicato dai decreti per incentivare la rottamazione delle vecchie auto in circolazione. Chiedendosi il motivo per cui a nessun Governo, prima ancora di ricorrere all’appuntamento con i decreti per la rottamazione delle automobili, sia mai venuto in mente di calcolare se effettivamente questo provvedimento ha ripercussioni positive sull’ambiente e sull’atmosfera e di quanto.
La modalità per farlo esiste e si chiama Life cycle assessment (valutazione del ciclo di vita), un metodo oggettivo di valutazione e quantificazione dei carichi energetici ed ambientali e degli impatti potenziali associati dall’acquisizione delle materie prime al fine vita (dalla culla alla tomba). Ma si sa, il tema del contabilità ambientale in questo paese è peregrino.
La valutazione dell’efficacia del rinnovo del parco automobilistico sulla riduzione delle emissioni, Legambiente l’ha fatta partendo dai dati disponibili sul sito di Volkswagen, una delle poche marche automobilistiche che ha realizzato una analisi di questo tipo. Per fare questa valutazione l’associazione ambientalista ha utilizzato i valori di emissioni complessive di Co2 prodotte da una autovettura nell’arco dell’intero ciclo di vita (produzione, uso, approvvigionamento petrolifero, smaltimento) relativi ad una berlina diesel attualmente in commercio, pubblicizzata come una tra le più ecologiche del suo segmento e li ha paragonati con quelli analoghi di una vettura di 10 anni senza particolari dispositivi ambientali.
I risultati, pubblicati su La Repubblica, evidenziano come il maggiore ricorso al rinnovo del parco auto porti a una maggiore quantità di emissioni di Co2: esattamente il contrario di quello che hanno sostenuto finora sia i Governi che le case automobilistiche nel presentare i vantaggi della rottamazione. Misure che non risultano vantaggiose nemmeno se si tiene conto del fatto che i nuovi modelli sono ambientalmente meno impattanti rispetto ai precedenti, perché anche la minore produzione di emissioni per chilometro percorso non compensa (nel breve-medio periodo di vita) la quantità di energia (e dunque di emissioni supplementari) necessarie a costruire le vetture.
Meglio allora pensare ad altre misure per ridurre le emissioni inquinanti come ha annunciato di voler fare l’amministrazione francese nel suo prossimo semestre di presidenza europea anticipando, nella Grenelle de l’environnement di novembre, l’introduzione di una ecotassa sulle automobili. O con misure che disincentivino l’uso dell’auto come quella introdotta a gennaio dal Comune di Milano che ha ottenuto già dati interessanti nei primi tre mesi di applicazione. Nonostante l’ecopass sia esteso da gennaio solo al centro storico, la riduzione del traffico ottenuta è stata infatti del 19,5%, un dato che fa dire all’assessore che il ticket non solo rimarrà anche per tutto il prossimo anno ma che sarà anche esteso ad altre aree della città. Ipotesi appoggiata anche da Legambiente che spinge sull’obiettivo di passare «dal centro alle tangenziali esterne».

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