giovedì 3 settembre 2009

Non tutte le aranciate sono uguali

Viste le modalità con cui vengono create le etichette e vengono dati i nomi ai prodotti commerciale, ogni tanto mi sembra giusto fare chiarezza.
In particolare per le bibite alla frutta e più nel dettaglio, quelle al gusto di arancia sono le bibite dove con giochi di parole ed etichette ben studiate si cerca di confondere e "imbrogliare" il consumatore. Le leggi parlano chiaro, ma sono pochi i consumatori che conoscono le leggi.
A seconda delle percentuali di presenza della frutta e delle altre caratteristiche delle bibite, le bibite sono classificate in diverse categorie.
L'aranciata: è una bibita che deve contenere almeno il 12% di succo d’arancia. Per il resto, è composta da acqua, zucchero, acidificanti, aromi e, in alcuni casi, coloranti. L'aranciata viene colorata soprattutto in due casi: in quelle al gusto di "arancia rossa" spesso il colore non è dato dalle sostanze naturali presenti in moro, sanguinelle e tarocco, ma è un colorante. Per le aranciate "chiare" diversi produttori aggiungono additivi per rafforzare il colore arancione.
Al gusto di...: quando il succo d’arancia è utilizzato in percentuali inferiori al 12% non si può parlare di aranciate, ma di bibite al gusto d’arancia. Dal 2008 è stata recepita una norma comunitaria che permetterà la colorazione di queste bibite prima vietata in Italia.
I succhi: l’arancia è il punto di partenza di altre categorie di bevande. Ci sono i nettari di frutta, dove il succo d’arancia dev’essere presente per almeno il 50%. C’è il succo di frutta vero e proprio, che dev’essere composto da succo al 100%.
Spremute e smoothie sono bevande che più si avvicinano alla spremuta fresca. Ce ne sono di ottenuti da succo congelato e poi pastorizzato e messo in vendita, o succhi semplicemente pastorizzati, o, infine, i più recenti smoothie, succhi, spesso mescolati con altra frutta, che hanno una consistenza densa e una scadenza di un paio di settimane.

3 commenti:

Posta un commento

Related Posts with Thumbnails