martedì 10 gennaio 2012

Le scuole medie italiane sono da bocciare!

Sappiamo bene come negli ultimi anni la scuola italiana sia stata spremuta dalle Finanziarie per recupere quanti più soldi possibili, come se l'istruzione e la cultura potessere essere sacrificate.
Sappiamo anche degli effetti deleteri che questi tagli hanno e stanno provocando sulla gestione amministrativa delle scuole, ma anche sui progetti didattici.
Nelle discussioni avvenute a contorno su queste scelte economiche, tutti sono concordi sul fatto che le scuole italiane ottengono dei risultati di istruzione di altissimo livello nei primi anni scolastici per finire con risultati scadenti nelle scuole superiori e/o nelle Università.

Un recente rapporto sulla scuola media italiana redatto dalla Fondazione Agnelli (Rapporto sulla scuola italiana 2011), da un giudizio impietoso. Secondo questo rapporto, le scuole medie preparano male i ragazzi, che addirittura nelle materie scientifiche peggiorano sensibilmente. Non garantiscono equità, anzi aumentano i divari fra gli studenti i quali non vanno a scuola volentieri, nella maggioranza dei casi. Ma non sono solo gli studenti a bocciare la scuola media, anche gli insegnanti danno spesso un giudizio negativo.
Dal rapporto si deduce che la scuola media è l'anello debole del sistema dell'istruzione italiana e contro ogni luogo comune, i ragazzi recuperano nelle superiori quanto perso.
Il giudizio negativo degli insegnanti deriva per lo più per insoddisfazione della propria preparazione e per i continui cambi di scuola, oltre al fatto che l'età media dei professori è superiore ai 52 anni.
Secondo l'economista che dirige la Fondazione, il problema prinicipale sta nelle caratteristiche degli insegnanti che dovrebbero essere più preparati a rapportarsi con ragazzi che entrano nell'adolescenza, magari più giovani, maggiormente attrezzati sia sulla disciplina sia sulla didattica. Dovrebbero essere assunti tramite chiamata diretta o concorso dedicato alle scuole medie.
Il rapporto propone anche delle possibili soluzioni. Bisognerebbe estendere il tempo pieno, in controtendenza con la recente riduzione del tempo scuola per necessità di costi. A scuola i ragazzi dovrebbero stare almeno fino alle 4 del pomeriggio, magari riducendo le ore di lezione teorica e aumentare quelle di laboratorio. Necessaria una maggiore uguaglianza degli apprendimenti su base sociale e culturale con classi più eterogenee, più personalizzazione, più strumenti informatici e la creazione di istituti comprensivi per rendere più agevole il passaggio dalle elementari alle medie.


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