venerdì 3 agosto 2007

Se il Comune si fa “verde”

La pianificazione urbana può giocare un ruolo essenziale per affrontare i cambiamenti climatici. In Gran Bretagna ne sono convinti, ma in Italia siamo indietro. Infatti, mentre oltremanica si progetta di portare le attività commerciali a zero emissioni, da noi solo poche amministrazioni comunali applicano un piano di acquisti verdi. Il dossier sul Green Public Procurement (GPP), il sistema di acquisti pubblici che privilegia servizi e prodotti con un ridotto impatto sulla salute umana e sull’ambiente, elaborato da Legambiente in occasione del concorso nazionale Comuni Ricicloni, parla chiaro: “Tra i duemila comuni considerati, 441 (il 22%) hanno risposto positivamente alla domanda sugli acquisti verdi, ma dopo ulteriori verifiche quelli che hanno effettivamente adottato un programma strutturato di GPP sono scesi al 2,2%”. Eppure, come si legge nel dossier, “il settore degli acquisti pubblici rappresenta mediamente il 12% del PIL dell’UE e raggiunge il 17% in Italia. L’applicazione degli acquisti verdi su larga scala, dunque, potrebbe modificare i comportamenti di consumo di soggetti che comprano beni e servizi, per circa un quinto del totale nazionale”.
Va detto che esistono alcune esperienze positive. La Provincia di Cremona ha lanciato nel 2002 il progetto GPPNET, rete di acquisti pubblici verdi, che, con il contributo del Coordinamento Agenda 21 italiane, diffonde il GPP tra gli enti pubblici. L’approvazione del Piano d’azione nazionale sul GPP è prossima e Silvano Balocco, coordinatore della rete italiana GPPNET, è ottimista: “Le amministrazioni pubbliche aderenti al network si stanno impegnando a diffondere gli acquisti verdi con l’obiettivo di estendere tale strumento ad almeno la metà delle regioni, delle province e dei comuni superiori ai 50.000 abitanti entro il 2007”.
Dalla Gran Bretagna, intanto, gesti concreti: il ministro per la Pianificazione urbana, Yvette Cooper, dopo aver disposto l’obbligo di emissioni zero per gli edifici di nuova costruzione, lancia ora la sfida alle attività commerciali. E’ già stata predisposta una task force con il compito di individuare una serie di azioni strategiche efficaci e realizzabili dal punto di vista tecnologico ed economico. L’obiettivo è ottenere, nella prossima decade, una sostanziale riduzione delle emissioni di carbonio dovute all’edilizia non residenziale. “L’edilizia contribuisce al 50% delle emissioni di CO2 del paese e una buona pianificazione è quindi fondamentale. La politica può fare molto, ma ha bisogno dell’appoggio del mercato immobiliare, come dell’industria”.

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