mercoledì 9 aprile 2008

Ci mancava solo il caffé in lattina

Quanti rifiuti produciamo sorseggiando un caffè al bar? Pochi, se si considera che la tazzina e il cucchiaino saranno lavati e riutilizzati, che il caffè già macinato o da torrefare arriva al barista in grossi sacchi che minimizzano l’imballaggio e che il residuo da buttare è compostabile e riciclabile abbastanza facilmente. Anche bevendolo in casa il contributo alla produzione di rifiuti è pressoché minimo, salvo l’imballaggio che in questo caso è a misura di famiglia (un chilo). Va un po’ peggio con gli apparecchi che hanno invaso uffici e scuole: il caffè piove direttamente in un bicchierino di plastica che anche volendo, non essendo un imballaggio, non potrà essere riciclato perché non riconosciuto dal sistema Corepla (ma basterebbe, anche in questo caso, portarsi da casa una tazzina e sciacquarla ogni volta subito dopo l’uso). In più nel calcolo dei caffè da distributori automatici c’è da aggiungere la paletta e quasi sempre anche la cialda in plastica (ma fortunatamente esistono anche le cialde in carta, che consentono quindi di compostare il tutto).
Fin qui, con mille varianti e mille packaging diversi, lo stato dei fatti. Ma poi c’è la ricerca, grazie alla quale dovremmo in teoria migliorare la qualità dei prodotti e auspicabilmente - se si assumono con consapevolezza gli studi scientifici sui cambiamenti climatici e sulla finitezza delle risorse che abbiamo a disposizione – migliorarne anche l’efficienza, sia dal punto di vista dei flussi di materia che di energia, intervenendo per esempio sui processi produttivi.
Quattro anni di ricerche alla Illy, vanto del made in Italy, hanno partorito in collaborazione con Coca Cola, il caffè in lattina, che non può essere molto di più di una raffinazione dei beveroni marroni degli americani (quasi sempre in bicchieri/tazze usa e getta) che come italiani abbiamo sempre aborrito. Ma lasciamo da parte il gusto e la qualità: «un prodotto – spiega il presidente Andrea Illy - che intercetti quei consumatori che si muovono veloci e richiedono ‘prodotti chiavi in mano’ come il caffè già pronto».
Consumatori tanto veloci quindi, che in molti casi non avranno neppure il tempo (la cultura) di andare a gettare la lattina (che è riciclabile quasi al 100%) in un cassonetto differenziato, quando non la abbandoneranno direttamente a terra. Il risultato in ogni caso è uno solo : produrremo molti imballaggi di più e quindi molto rifiuti ancorché riciclabili che prima non c’erano, almeno in Italia (ricordiamo che qualsiasi processo di riciclo ha un costo e residua altro materiale).
Nulla di strano ovviamente, visto che il mercato se non indirizzato alla sostenibilità, va sempre nella solita direzione: innovazione di prodotto finalizzata a vendere di più e solo raramente a risparmiare (forza lavoro prima di tutto, energia in secondo luogo, materia in rarissimi casi).
Si va in direzione opposta, quella della sostenibilità, quando conviene soprattutto dal punto di vista dell’immagine. E come abbiamo detto più volte, è già qualcosa. Come nel caso del gruppo di supermercati Crai, che proprio oggi inaugura a Melito (Napoli) il 13° EcoPoint Crai - la spesa sfusa nel rispetto dell’ambiente, che vista l’emergenza rifiuti, é destinato a divenire, nelle intenzioni del Socio Crai Nocera Bros, il primo di 20 EcoPoint nel Napoletano e in tutta la Campania entro il 2009.
«Tutti noi - ha detto Pasquale Nocera, uno dei soci del Gruppo Nocera - dobbiamo essere responsabili davanti a questa situazione e noi della distribuzione siamo chiamati ad attivarci fra i primi. Per questo, come piccolo ma significativo segnale, abbiamo abbracciato il progetto EcoPoint, che non solo contribuisce alla riduzione dei rifiuti da imballaggi, ma porta anche al consumatore un grande vantaggio in termini di risparmio economico».
L’EcoPoint infatti offre la possibilità di acquistare sfusi prodotti che oggi esistono solo confezionati, quali caffè, cereali, pasta, riso, caramelle, legumi, spezie, frutta secca, andando così a ridurre l’impatto ambientale, generato oggi in Italia da più di 12 milioni di tonnellate di imballaggi, destinate in gran parte a trasformarsi in rifiuti.
Al successo dell’EcoPoint, un enorme giocattolo carico di leve, che erogano a vista multiformi e variopinte prelibatezze, contribuiscono anche altri fattori. Al di là del puro aspetto ludico, permette al consumatore di acquistare solo la quantità desiderata, utilizzando per il trasporto sacchetti di un materiale innovativo certificato, compostabile e biodegradabile, che possono essere utilizzati successivamente o smaltiti senza impatto ambientale. Si ottiene così una riduzione degli sprechi e del packaging, che si traduce in un risparmio energetico ed economico anche per il consumatore; privata infatti della “tradizionale confezione a perdere”, la merce può costare fra il 20 e il 70% di meno.
Un dato molto importante viene da una ricerca sul campo del 2007, da cui risulta che chi compra all’EcoPoint fidelizza il proprio acquisto nel 94% dei casi, spinto non tanto e non solo dalle valenze ambientali, ma trovandolo utile (può comprare solo la quantità desiderata) e conveniente. Già ora posto lo spostamento di una maggiore attenzione sui danni causati e causabili all’ambiente dagli imballaggi, l’EcoPoint sta spingendo il consumatore verso un tipo di spesa più consapevole e responsabile.
Quanto si diffonderanno nei prossimi anni iniziative del genere nel mondo della distribuzione? «Crai è una società cooperativa – ci spiegano dall’ufficio stampa – e ogni supermercato deve investire del proprio per aprire un Ecopoint. Certo se le Regioni che spesso promettono di voler ridurre la produzione dei loro rifiuti, attivassero forme di incentivazione, tutto sarebbe molto più semplice…».

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