lunedì 6 ottobre 2008

Il Decreto Gelmini

Rimango sempre perplesso dalle riforme fatte a forza di decreti e ultimamente l'abuso che se ne fa sta diventanto esagerato. Di fatto il Parlamento italiano non è più l'organo legislatore e le sue commissioni non ripagano il loro costo con la produzione.
Questa è la realtà nazionale, ma anche quella locale. Le maggioranze assolute che appoggiano i sindaci, da un lato garantiscono la governabilità, dall'altro tolgono a se stesse il potere legislativo e alle opposizioni qualunque significato. I regolamenti e le leggi locali le fanno le Giunte.
Dopo questa parentesi inziale vengo al titolo dell'articolo: il decreto Gelmini che vorrebbe rivoluzionare/riformare la scuola italiana, ma che si tramuta in un ritorno pericoloso al passato.
Questi alcuni degli articoli del Decreto:

Competenze su Cittadinanza e Costituzione (articolo 1). Dall'inizio dell'anno scolastico 2008/2009, oltre a una sperimentazione nazionale, sono attivate azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all'acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle conoscenze e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione», nell'ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto. Iniziative analoghe sono avviate nella scuola dell'infanzia. Lo scopo è quello di arrivare all'introduzione a regime di un nuovo insegnamento sulle tematiche relative a «Cittadinanza e Costituzione». All'attuazione dell'articolo si provvede nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili.
L'introduzione di quella che era l'educazione civica è da me ben vista, anche se si dovrebbe vederne i contenuti. Quello che mi lascia perplesso è proprio il finale dell'articolo: "si provvede nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili". Come dire si fa quel che si può.

Insegnante unico nella scuola primaria (articolo 4). Le istituzioni scolastiche costituiranno classi affidate a un unico insegnante, funzionanti con orario di 24 ore settimanali. Si terrà conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola. Sarà definito il trattamento economico dovuto per le ore di insegnamento aggiuntive rispetto all'orario d'obbligo di insegnamento stabilito dalle disposizioni contrattuali.
Questo è sicuramente la parte più discussa. COn questo semplice articolo si torna indietro nel tempo e si mettono in discussione anni di conquiste pedagogiche. E' anche l'articolo che piace di più al mondo ecclesiale, in quanto riducendo il tempo scolastico obbligatorio, le famiglie che non potranno permettersi di pagare mezza giornata di post-scuola saranno costrette a indirizzare la propria scelta nelle scuole private paritarie che offriranno invece il "tutto incluso". O comunque dovranno indirizzare i ragazzi verso strutture come gli oratori per trascorrere le ore fuori dalle scuole. Non che sia negativo, ma preferirei pensare quei ragazzi dentro una scuola.

Libri di testo (articolo 5). Gli organi scolastici adotteranno libri di testo in relazione ai quali l'editore si sia impegnato a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio, salvo le appendici di aggiornamento eventualmente necessarie, da rendere separatamente disponibili. Cadenza quinquennale per l'adozione di libri di testo (salvo specifiche e motivate esigenze). Il dirigente scolastico dovrà vigilare sulle delibere del collegio dei docenti relative all'adozione dei libri di testo.
Questo è un punto positivo, ma sul quale si potrebbe osare di più. Ad esempio introducendo la possibilità di usare libri in formato elettronico.

Rendimento scolastico degli studenti (articolo 3). Dall'anno scolastico 2008/2009, nella scuola primaria la valutazione periodica e annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite è espressa in decimi e illustrata con giudizio analitico sul livello globale di maturazione raggiunto dall'alunno. Dall'anno scolastico 2008/2009, nella scuola secondaria di primo grado la valutazione periodica e annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite è espressa in decimi. Sono ammessi alla classe successiva, o all'esame di Stato a conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline. È abrogata ogni altra disposizione incompatibile con la valutazione del rendimento scolastico mediante l'attribuzione di voto numerico espresso in decimi. Un regolamento, su proposta del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, si occuperà del coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli studenti e individuerà eventuali ulteriori modalità applicative.
In questo caso penso che eventuali critiche siano un po' esagerate. La mia generazione è cresciuta con i voti espressi in decimi e spero di non avere subito traumi per essere riuscito a conforntare meglio il mio giudizio con quello dei compagni.

Valutazione del comportamento degli studenti (articolo 2). Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, in sede di scrutinio intermedio e finale sarà valutato il comportamento di ogni studente durante tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica, anche in relazione alla partecipazione alle attività e agli interventi educativi realizzati dalle istituzioni scolastiche anche fuori della propria sede. A decorrere dall'anno scolastico 2008/2009, la valutazione del comportamento è espressa in decimi. La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso o all'esame conclusivo del ciclo. Un decreto del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca preciserà i criteri e modalità applicative per correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto insufficiente.
Idem come sopra. Non ritengo che questa reintroduzione sia lesiva per gli studenti a patto che anche la scuola si faccia carico di comprendere le motivazioni di certe insufficienze aiutando e facendo da collante tra le famiglie ed eventuali altre figure che dovessero essere presenti.

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