venerdì 6 febbraio 2009

Sul nucleare il Governo fa marcia indietro

Fino a ieri il Governo italiano ci ha presentato il nucleare come una cosa richiesta a furor di popolo per rimediare l´errore di un catastrofico referendum degli italiani che non avevano capito quanto l´energia nucleare fosse pulita, a buon mercato, risolutrice della schiavitù del petrolio e indispensabile per abbassare le emissioni di CO2 e continuare a crescere.
Poi è arrivato Renato Soru e ha detto (non con queste esatte parole): Berlusconi non avrà mica intenzione di piazzarci una bella centrale nucleare in Sardegna?
Il centro-destra, sondaggi alla mano e in piena campagna elettorale, si deve essere reso conto che le folle pro nucleare si zittiscono non appena la proposta diventa concreta e sull´uscio di casa, e Berlusconi ha dovuto smentire che mai farebbe in Sardegna quella che fino a poche ore prima il Governo presentava come una vera e propria benedizione.
Toccato al Ministro Scajola, quello che assicura che farà 8 centrali nucleari alla massima velocità mondiale e che proclamava che sarà il Governo a decidere, a precipitarsi in Sardegna per dire che comunque sulle centrali nucleari non spetterebbe al Governo decidere dove realizzarle, ma agli enti locali insieme alle società energetiche.
Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, afferma: «Paura di perdere consenso? Alla prima scadenza elettorale, a quanto pare, in materia di nucleare il Governo decisionista si dichiara accondiscendente col territorio. Il Ministro, forse, soffre di amnesia visto che la delega al Governo in materia di nucleare contenuta nel ddl Sviluppo, prevede il potere sostitutivo dell´esecutivo in caso di mancata intesa con gli enti locali per la localizzazione delle centrali. Comunque, l´episodio ci rassicura. Se così stanno le cose, il nucleare fortunatamente non si farà mai. Avremo, però, perso tempo prezioso e risorse utili allo sviluppo di tecnologie pulite, alla lotta ai cambiamenti climatici e al rilancio dell´economia, come testimoniato anche dalle scelte della nuova amministrazione statunitense in materia di energia».

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