martedì 27 ottobre 2009

Italiani presi in giro sull'IVA applicata alla TIA

Potrebbe sembrare incredibile, ma ormai ci stiamo abituando anche a questo.
Una sentenza della Corte Costituzionale del 24 luglio 2009, ha stabilito che per il servizio di gestione dei rifiuti, la tariffa (TIA) non deve essere soggetta ad IVA (oggi al 10%), perché da considerarsi non come un servizio ma una tassa.
Subito le associazioni di consumatori hanno dato indicazioni su come provare a chiedere rimborsi su quanto versato, ma da parte dei gestori del servizio e dei comuni venivano dirottate le richieste all'Agenzia delle Entrate dove i proventi dell'IVA erano stati versati. Si tratta di parecchi milioni di euro che l'Erario dovrebbe restituire ai contribuenti con una retroattività di cinque anni.
Adesso un emendamento al disegno di legge di conversione del DL 135/2009, presentato dalla senatrice Bonfrisco (Pdl), partendo dall'assunto che la TIA ha natura di un tributo comunale, propone di applicare nella misura del 10% una vecchia addizionale, l'ECA (istituita con regio decreto 2145/1937), al posto dell'IVA anche quando la tariffa non venga riscossa tramite cartella di pagamento.
In questo modo gli enti gestori non dovranno procedere al rimborso dell'IVA richiesta dagli utenti privati.
Questa trovata aggirerebbe la sentenza della Corte costituzionale (ci stiamo abituando), ma penalizzerebbe gli utenti nuclei familiari e consumatori non professionisti o aziende, per i quali l'IVA è un costo che non possono scaricare.

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