martedì 30 agosto 2011

Un'estate politica da dimenticare

Un'estate che è stata un fiume di parole gettate al vento per una Finanziaria che stenta a decollare.
Ho fatto bene a isolarmi in queste settimane e non seguire giornalmente tutte le sparate su ogni argomento possibile che potesse rientrare in ambito economico.
Il 14 agosto, Repubblica elenca tutta una serie di interventi inclusi nella manovra economica appena pubblicata: 20 articoli per la manovra da 44,5 miliardi.
Passano però pochi giorni perchè si torni indietro su quasi tutto e per sentirne di tutti i colori. Alla fine, quel che ne sta venendo fuori è ciò che sempre è venuto fuori da tutte le ultime Finanziarie: tagli senza merito, aumenti di tasse per chi è certo che le paghi, nesssuna voce che parli di investimenti e sviluppo.


Allora iniziano i caroselli di categorie italiane che protestano per le strade o nei palazzi (secondo l'attitudine): i sindaci, gli industriali, i sindacati, la Chiesa, i leghisti, gli autonomisti. Proteste che servono esclusivamente ad ottenere quelle Finanziarie che ci siamo sorbiti negli ultimi anni.
Per carità, la colpa non è di quelli che protestano. Chi ha la capacità di governo, sa dialogare e trovare punti d'incontro, qualcosa che non lasci stagnante l'economia italiana, che abbia almeno la parvenza di mini riforma. Chi non è in grado di governare e di dialogare, tende a non scontentare lasciando tutto com'è e lasciando che il mondo cammini da solo fin sull'orlo del precipizio.
Ma una critica profonda va fatta anche a chi protesta. In particolare a quei sindacati italiani che ormai non sanno e non rappresentano più chi dovrebbero rappresentare e che nelle loro scelte hanno buona parte della responsabilità per la situazione economica nella quale si trova l'Italia e non si trovano Paesi del nord Europa.
Quando la CGIL invoca lo sciopero generale, mi chiedo sempre se lo faccia per difendere i lavoratori o per difendere il sindacato e gli ultimi comportamenti sono sicuramente condannabili: Camusso, che delusione!!
Gli industriali hanno poco da protestare se prima non invocano a gran voce il ripristino del falso in bilancio come reato e una vere ed efficace lotta all'evasione fiscale.
La Chiesa farebbe bene a pagare ciò che è dovuto e svuotarsi le casse in beneficenza prima di aggiungere ulteriori prediche per avere fondi per chi ha bisogno di aiuto.
I sindaci non possono difendere l'indifendibile come il salvataggio di piccoli comuni che non possono essere efficienti nella visione complessiva di una nazione. 
Un'estate che ha visto le vicende di Filippo Penati e del PD entrare nel vivo e aprire un nuovo fronte politico giudiziario che poco mi meraviglia. C'è tanto da cambiare, forse troppo.

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