mercoledì 2 aprile 2008

Methapu farà andare le navi a metanolo

Dopo un anno e mezzo di ricerca e sviluppo, il progetto “Validation of Renewable Methanol Based Auxiliary Power System for Commercial Vessels (Methapu - Convalida di generatori ausiliari alimentati a metanolo rinnovabile per navi commerciali) sta per iniziare i test su un prototipo di pila ad ossido solido (Sofc) a metanolo che verrà provato e testato per prestazioni ed emissioni su rotte internazionali a bordo di una nave per il trasporto di automobili.
Secondo uno dei cinque partner del progetto finanziato con un milione di euro (il 50%) dall’Unione europea, la Det Norske Veritas (Dnv), specializzata nella gestione del rischio in varie aree e opera a livello internazionale, «tutte le navi del mondo producono il 2% delle emissioni globali di anidride carbonica, tra il 10 e il 15% di ossidi di nitrogeno (NOx) e tra il 4 e il 6% di ossidi di zolfo. Le celle a combustibile rappresentano una possibile interessante soluzione al problema della riduzione delle emissioni locali e regionali. Cellule a combustibile sulle navi: sicurezza & affidabilità. Questa tecnologia, tuttavia, è ancora tutta da provare».
Il test del progetto Mathapu, spiega il bollettino scientifico dell’UE Cordis, «aiuterà a valutare la maturità della tecnologia basata sul metanolo e la sua idoneità all´uso quotidiano nel settore del trasporto marittimo. Allo stesso tempo, il test renderà possibile quantificare l´impatto ambientale a breve e a lungo termine di un sistema come questo in confronto ai sistemi convenzionali. Questi sistemi tendono ancora ad affidarsi all´energia di batterie o di generatori per fornire energia che sia autonoma dal sistema propulsivo della nave o dal sistema elettrico principale».
Per Carl-Erik Sandström, l´ingegnere della finlandese Wärtsilä che coordina progetto, «Anche se il prototipo produrrà soltanto 20 kilowatt (kW), esso potrebbe, ad esempio, essere costituito da quattro moduli da 250 kW e fornire quindi circa 1 megawatt (MW) di potenza ausiliaria. E tuttavia, prima che il sistema possa essere installato in navi commerciali, ci sono ancora alcuni ostacoli da superare, principalmente legati alla tecnologia delle celle a combustibile stessa. La cella a combustibile del tipo Sofc non ha raggiunto la stessa fase ad esempio delle celle a combustibile Pem (membrana a scambio protonico). Tra le sfide ci sono le alte temperature, poiché le Sofc generalmente operano tra i 600 e i 900 gradi. Il risultato è che la sfida è rappresentata dal far rispettare alle componenti e ai materiali queste richieste ambientali. E poi, ovviamente, la durata delle celle a combustibile e i fumaioli. Quella è la componente importante nell´intero sistema. La sicurezza operativa, comunque, non dovrebbe creare preoccupazioni. Sebbene la tossicità del metanolo e la sua trasformazione in idrogeno potrebbero creare questioni legate alla sicurezza, lui è sicuro che il sistema di ventilazione e sensori per il gas nella sala delle celle a combustibile, assieme ad altri sistemi, aiuteranno a rilevare e prevenire le perdite di gas. Il metanolo è semplicemente molto adatto per questo tipo di tecnologia. Esso è disponibile praticamente dappertutto ed è un possibile combustibile rinnovabile. Oltre a ciò, si tratta di un liquido».
Per Sandström il progetto avrà successo e le celle a combustibile verranno utilizzate in futuro non soltanto nei sistemi ausiliari di energia sulle navi, ma anche in installazioni sulla terraferma e in centrali elettriche. Nel settore marino «Potrebbero essere usate anche come energia propulsiva. Se ci proviamo, è possibile».

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