giovedì 15 maggio 2008

Cielo grigio su, erba verde giù

I polmoni verdi delle città italiane godono di ottima salute e si stanno gradualmente espandendo. Ma la qualità dell’aria in cui sono immersi non è altrettanto buona, nonostante le emissioni da traffico siano in calo.
Queste le principali conclusioni del IV Rapporto APAT sulla qualità dell’ambiente, che ha dedicato uno specifico focus proprio alla natura e alla biodiversità in città. Il verde pubblico cresce in tutte le 24 città italiane sopra i 150.000 abitanti monitorate tra il 2000 e il 2006: Napoli ottiene i risultati migliori e cresce del 19,5 per cento, seguita da Cagliari, con l’otto per cento, e Torino, col 5,6 per cento. Passando ai valori assoluti, il record spetta a Cagliari, con il 53 per cento della superficie coperta di verde. Taranto, Foggia, Messina, Bari e Reggio Calabria sono invece i fanalini di coda.
In media, continua a crescere anche il numero dei veicoli, soprattutto al Sud, dove fa eccezione soltanto Napoli, con una diminuzione del sei per cento. Una nota di merito va anche a Milano, che ha registrato un calo del nove per cento. Roma, nonostante scenda del 4,5 per cento, si aggiudica il primato assoluto con 699 veicoli ogni 1.000 abitanti. Le auto “Euro 4” aumentano in ogni città, superando la soglia del 10 per cento, ma i dati sulle emissioni di PM10 dimostrano che il trasporto su strada è il principale fattore di inquinamento in 19 delle 24 città considerate. In 11 città il suo contributo supera il 50 per cento del totale ed a Roma, Torino e Messina è superiore al 60 per cento.
Anche la metà o più delle emissioni degli ossidi di azoto, precursori di quella parte di PM10 che si forma in atmosfera, in 18 città sono dovute al traffico, con eccezioni a Venezia e Taranto, dove l’industria fa la parte del leone. Stesso discorso per monossido di carbonio e benzene, mentre gli ossidi di zolfo arrivano soprattutto dall’industria. Nonostante tutto, le emissioni totali di PM10 diminuiscono in tutte le città rispetto al 2000. Cosa che non è successa per quanto riguarda i rifiuti. Nelle grandi città, tra 2002 e 2006 la produzione è infatti cresciuta del 5,1 per cento, mente nel resto del paese dell’8,9 per cento. Padova è campionessa di raccolta differenziata: nel 2006 ha raggiunto il 39 per cento, seguita da Torino col 36,7, Brescia col 35,8 e Prato col 35. Restano sotto il 10 per cento città come Cagliari, Napoli, Catania e Messina.
I cittadini italiani se la cavano meglio con gli sprechi di acqua. Il consumo per uso domestico è infatti sceso dai 75,3 metri cubi pro capite del 2000 ai 69,4 del 2006. Le città più “sciupone” sono Torino con 88,8 metri cubi per abitante, Brescia con 84,4, e Roma con 83,4, mentre le più virtuose sono Livorno, Foggia e Prato, rispettivamente con circa 47,49 e 50 metri cubi per abitante.
Scarsi gli sforzi per diminuire i rumori. La classificazione acustica prevista dalla legge per adesso viene effettuata solo in 14 città, sei città hanno approvato il piano di risanamento e solo cinque hanno predisposto una relazione biennale sullo stato acustico.

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