martedì 3 giugno 2008

Abolizione Ici: quanti dubbi

Raggruppo l'argomento abolizione ICI in questo unico articolo ripostando due notizie che affrontano la novità da due punti di vista differenti. Il primo articolo di Altroconsumo affronta il problema fiscale dei contribuenti, il secondo mi è arrivato via mail privata e riguarda il problema dei tagli effettuati per coprire i rimborsi statali ai comuni per coprire le minori entrate.

Finalmente è stato pubblicato il testo, in cui si dovrebbero trovare tutte le informazioni necessarie per rendere operativa la nuova norma. Putroppo dagli esperti sono stati sollevati dubbi che non trovano soluzione all’interno delle poche righe del decreto: per abitazione principale si intende quella in cui avete la vostra residenza abituale. L’abolizione riguarda anche le pertinenze, quindi non si paga più l’Ici sul garage o simili di pertinenza all’abitazione principale. In pratica il decreto dice che l’abolizione dell’Ici dovuta sull’abitazione principale è estesa anche agli eventuali altri immobili assimilati dai Comuni a questa fattispecie. Ma attenzione, l’assimilazione deve essere già stata deliberata entro lo scorso 21 maggio, quindi non potete affidarvi a ulteriori decisioni comunali dell’ultimo minuto. Cosa prevedono i Comuni? Spesso assimilano ad abitazione principale più di una pertinenza, oppure le case date in comodato d’uso gratuito a un familiare che la usa come abitazione principale o quando l’immobile è occupato da un anziano che ha trasferito la propria residenza in una casa di cura per motivi di salute. Per fortuna restano le agevolazioni per il coniuge separato al quale non è stata assegnata la casa coniugale, che quindi potrà non pagare l’Ici per la propria quota di spettanza, a condizione che non abbia un'altra casa che utilizzi come abitazione principale nello stesso Comune in cui si trova quella in cui risiede l’ex coniuge.
Se non rientrate nel caso più semplice (ovvero avete solo l’abitazione principale) chiedete al Comune in cui c’è l’immobile per verificare se c’è l’agevolazione si estende anche al vostro caso particolare. Se risiedete in una casa cosiddetta di lusso, una villa singola o addirittura un castello, potreste essere esclusi dal beneficio dell’abolizione dell’Ici: gli immobili accatastati come A1, A8 e A9 non rientrano nell’agevolazione. Ricordate che se anche foste in una delle categoria suddette, continuate comunque ad usufruire dell’aliquota ridotta e della detrazione sull’abitazione principale deliberata dal vostro Comune.
Il Decreto Legge non parla di come si deve comportare il contribuente zelante che abbia già versato l’Ici, che alla luce della nuova norma risulta non dovuto. Se avete già pagato, presentate istanza di rimborso per quanto non dovuto al vostro Comune. Oltre a questa lacuna, nulla si dice per chi ha indicato nel modello 730 di voler utilizzare tutto o parte del credito Irpef per pagare l’Ici dovuta. Si dovrebbe potere presentare un 730/08 integrativo entro il 25 ottobre 2008 del tutto identico a quello che già presentato, ma con l’eliminazione del versamento dell’Ici. In questo modo verrà conguagliata nei mesi successivi la differenza direttamente sulla busta paga. Poiché questi metodi ci sembrano comunque articolati chiediamo al Governo di inserire nel modello 730/2009 (redditi 2008) una casella apposita in cui indicare l’eventuale credito Irpef che avrebbe dovuto essere utilizzato per il versamento dell’Ici e che non è stato quindi incassato.

Fonte: Altroconsumo


La copertura dei costi della detassazione dell'Ici sull'abitazione principale e delle componenti dello stipendio legate alla produttività – stimati in circa 2,4 miliardi di euro per il 2008 e 2,2 per il 2009 – deriva fondamentalmente da tre fonti.
In primo luogo, viene riconvertito il piano per le infrastrutture in Calabria e Sicilia che comprende stanziamenti – pari a quasi 1,4 miliardi – per opere stradali, autostradali e per il Ponte sullo stretto. In secondo luogo, vengono apportate modifiche a numerose disposizioni della Finanziaria 2008 e del milleproroghe (legge 31/08) con un recupero, solo per quest'anno, di 656 milioni.
Si va dalle riduzioni ai fondi destinati al piano nazionale sulla sicurezza stradale (-17,5 milioni) a quelle per gli accordi aziendali e territoriali per la stabilizzazione dei lavoratori precari (-25 milioni), dai tagli alle risorse per gli eventi sismici del 2002 (-48,8 milioni) a quelli agli incentivi per il cinema. Più di un miliardo produrrà poi la cancellazione, o la forte limitazione, di ben 72 voci di spesa già autorizzate e non ancora eseguite.
La "potatura" è quanto mai variegata: oltre alle micro-spese dalle manifestazioni sportive alle sponsorizzazioni di eventi culturali – vengono colpiti tuttavia anche capitoli e investimenti strategici. Sono stati bloccati i fondi (77 milioni all'anno da qui al 2010) per il potenziamento delle cosiddette "autostrade del mare" e quelli per lo sviluppo del trasporto pubblico locale (113 milioni nel 2008). Sempre in materia di infrastrutture i cordoni della borsa sono stati stretti anche per l'ammodernamento della rete idrica nazionale (30 milioni solo quest'anno), della linea ferroviaria Roma-Pescara (162 milioni in tre anni) e dei sistemi di trasporto urbano (36 milioni fino al 2010).
Altri soldi sono stati reperiti sopprimendo la dotazione per la banda larga (50 milioni), quella per il passaggio al digitale terrestre (20 milioni), il fondo per la riforestazione (150 milioni in tre anni) e quello per la demolizione degli ecomostri (45 milioni dal 2008 al 2010). Si è fatto cassa inoltre con gli stanziamenti per le isole minori (20 milioni all'anno per tre anni), per i danni agricoli in Sicilia (50 milioni), per le Regioni con elevato deficit sanitario (14) e per la quota statale dell'8 per mille (60). Non sono passati indenni al setaccio del taglia-spese, infine, il potenziamento dell'informatizzazione pubblica (31,5 milioni fino al 2010) e gli incentivi all'occupazione dei lavoratori socialmente utili (165 milioni in tre anni).
Tagli inoltre a: dotazione Fondo ordinario per le Università (16 milioni), piano contro la violenza alle donne (20 milioni), l'inclusione sociale degli immigrati (50 milioni), incentivi all'occupazione (55 milioni).

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