giovedì 17 luglio 2008

Chiudere la moschea è da fascisti

Impedire la preghiera musulmana del venerdì? Cacciare il centro islamico da Milano? Monsignor Gianfranco Bottoni, responsabile delle relazioni ecumeniche e interreligiose della Diocesi di Milano, non ci vuole credere: «Solo un regime fascista o populista arriverebbe a tali metodi dittatoriali. Oso sperare che non siamo caduti così in basso». A scanso di equivoci, del resto, non vuole crederci neppure la comunità islamica in questione: «Prontissimi a trovare altre sedi — precisa il direttore Abdel Hamid Shaari — ma non ci chiedano di lasciare Milano perché questo non avverrà mai».
Non sono passate neanche ventiquattr'ore dal blitz milanese del ministro dell'Interno, il leghista Roberto Maroni, sulla querelle di Viale Jenner: e le prospettive venute fuori per «risolvere» il problema di quei quattromila musulmani che ogni venerdì riempiono i marciapiedi, tutt'attorno al Centro di cultura islamica più conosciuto di Milano, hanno destato qualche perplessità — è un eufemismo — persino in Curia. Tanto che un altro ministro (Difesa) nonché coordinatore di An in Lombardia, Ignazio La Russa, si è sentito in dovere di chiarire: «Nessun divieto di culto. Pretendiamo solo che i sermoni siano in italiano e di conoscerne il testo prima». Sofismi rispetto al Bossi dell'altro ieri: «Questa è casa nostra, non regaleremo il Paese a nessuno, Viale Jenner chiuderà».
Non che a fronte di tutto ciò, questa volta, intervenga il cardinale Dionigi Tettamanzi in persona: il quale d'altronde, in materia di «diritti negati», non si è mai tirato indietro. Ma monsignor Bottoni — proprio per il suo ruolo in Diocesi, che tra l'altro lo vede direttamente impegnato nel Forum delle Religioni costituitosi a Milano dal 2006 — come interlocutore non potrebbe essere più esplicito: «Dubito che le istituzioni civili di un Paese democratico possano proibire un diritto costituzionale come la libertà religiosa e di culto. Come potrebbero se non calpestando Costituzione e democrazia, laicità dello Stato e civiltà dell'Occidente?». E il Centro di cultura islamica? «Chiuderlo richiederebbe una iniziativa della magistratura. In caso contrario sarebbe difficile non parlare di abuso».
Peraltro il vicesindaco Riccardo De Corato (An) non arretra di un passo: per il Centro islamico, dice, serve un posto «non urbanizzato e fuori Milano». «Mai», sorride Shaari. «Siamo al ridicolo», commenta da sinistra il presidente della provincia Filippo Penati: «E alla fine, come sempre, saranno i cittadini a ritrovarsi soli».
Perché il problema dei marciapiedi occupati ogni venerdì da quattromila tappetini, in Viale Jenner, oggettivamente esiste. «E infatti — puntualizza monsignor Bottoni — diritto alla preghiera e diritto all'ordine pubblico devono convivere»: sta all'istituzione trovare il modo. Una sola cosa è certa, ribadisce: ed è che in mancanza di un «compromesso accettabile» per tutti, e «se i musulmani verranno discriminati e umiliati», allora sì «potrebbero costituire proprio quel pericolo temuto da chi, con massima insipienza, li vorrebbe emarginare».

Fonte: Paolo Foschini - Corriere.it

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