martedì 15 luglio 2008

Prigionieri delle banche

L'Autorità Antitrust chiede alle banche più concorrenza e meno costi; e sgrida gli istituti di credito che non agevolano il passaggio della clientela da un mutuo all'altro, cosi come ha fatto nei giorni scorsi anche l'Isvap, l'autorità di vigilanza sulle assicurazioni. Il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, auspica una maggiore attenzione verso la vecchia clientela, perche le condizioni competitive vengono proposte soprattutto ai nuovi utenti, e spinge affinche la proprietà delle società di gestione del risparmio venga separata dalla proprietà delle reti di distribuzione (ora gran parte del business e in mano al sistema bancario).
La Consob, la Commissione di controllo sulle societa e la Borsa, reclama a gran voce maggior trasparenza sulla distribuzione di prodotti finanziari illiquidi, cioè sulle obbligazioni strutturate e le polizze unit-linked, che negli ultimi mesi hanno rappresentato il grosso delle vendite di strumenti finanziari alla clientela. Dalle risposte e dalle proposte degli impiegati delle filiali visitate in giro per l'Italia, da Milano a Catania, emerge la tendenza a orientare il pubblico verso prodotti complessi, poco trasparenti e quasi sempre appartenenti alla scuderia di casa (piu vantaggiosi per la banca), a non essere troppo espliciti sui costi, a trascurare il titolo di Stato come forma rassicurante d'investimento.
Dopo aver portato a casa un buon risultato di immagine grazie all'accordo sui mutui concordato con il neoministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e dopo aver festeggiato gli ottimi risultati di bilancio ottenuti anche nel 2007 nonostante la crisi mondiale provocata dallo scoppio dei mutui subprime americani, le banche italiane si ritrovano un'altra volta nel mirino della critica. E che critica. Stavolta a puntare il dito non sono infatti le molte sigle dei movimenti dei consumatori, ma le massime autorita istituzionali di controllo. Un accerchiamento da cui hanno la possibilita di uscire con una certa rapidita, ma pagando un prezzo piuttosto alto, e cioe una bella limatura ai costi e alle commissionati caricati sulle spalle della clientela. Sono insomma di fronte a un classico bivio: continuare a premiare gli azionisti, soddisfatti anche nella primavera del 2008 con una bella sventagliata di dividendi, oppure rinunciare a una parte dei profitti per ridurre i costi che gravano sulle spalle dei clienti?
Il 14 maggio l'Antitrust guidata da Antonio Catricala ha aperto ben dieci istruttorie contro altrettanti gruppi (tra cui i big Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bnl, Mps, Popolare di Milano, Ubi Banca): sono accusati di non aver rispettato le norme sulla portabilità dei mutui, che deve essere gratuita, cosi come la surroga dell'ipoteca. Morale: il cambio di mutuo si verifica assai raramente.
"Il precedente governo di centrosinistra aveva scritto male le regole sulla surroga e il meccanismo e rimasto inceppato per mesi: ora che cominciava a mettersi in moto, è arrivato l'accordo Tremonti-banche che di fatto annulla lo spirito pro-concorrenza che animava il decreto Bersani e consente alle banche di tenersi stretto il vecchio cliente, allungandogli soltanto la durata del mutuo", commenta laconicamente Alessandro Pedone, responsabile settore risparmio dell'Aduc, l'Associazione diritti utenti e consumatori. Secondo l'istituto di ricerca Nomisma il 22 per cento delle famiglie italiane (oltre 5 milioni di nuclei familiari) ha un mutuo in corso e stando a un altro centro studi, il Censis, ce ne sarebbero ben 530 mila nei guai per pagare regolarmente la rata.
Un parziale travaso verso i conti on line, anche proposti da banche tradizionali, potrebbe far crescere di botto di almeno uno o due punti percentuali annui la redditività di quella ingente massa di denaro lasciata a dormicchiare su un conto corrente che deve essere considerato di servizio (pagamenti bollette e carte di credito, incasso stipendio o pensione) e che ancora in troppi si ostinano a considerare uno strumento di investimento.
Il 30 giugno si concluderà la consultazione avviata dalla Consob sul tema: 'Il dovere dell'intermediario di comportarsi con correttezza e trasparenza in sede di di distribuzione di prodotti finanziari illiquidi'. Sembra una roba da addetti ai lavori, e invece riguarda i risparmi di milioni di italiani. Infatti, nel mondo delle banche pare che siano al lavoro in tanti per evitare che un'eventuale normativa sia troppo esplicita. Per sapere quanto mi costava davvero l'obbligazione strutturata che mi proponeva un anno fa l'impiegato della mia banca, ho dovuto far finta di impossessarmi per sbaglio del foglietto che aveva davanti. Su quella paginetta c'erano scritte poche cose, e la più importante era in neretto e diceva: 'Up front: 5 per cento'. Era la commissione che avrei pagato immediatamente, ma senza saperlo, e che la banca avrebbe quindi incassato subito. Speriamo che dalle consultazioni della Consob esca l'obbligo di farlo sapere subito al cliente. Oltre che di spiegargli quanto ci potrebbe perdere, il cliente, vendendo il prodotto prima della sua naturale scadenza.

Fonte: L'Espresso

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