sabato 3 aprile 2010

Vengono qua e ci rubano il posto, lavorando in nero

muratore immigrato La quasi totalità di immigrati adulti con permesso di soggiorno presenti in Italia sono iscritti all’Inps: ciò significa che questi lavori contribuiscono al sistema statale italiano senza alimentare il fenomeno del lavoro nero. I dati che si riferiscono all’anno 2007 sono abbastanza eloquenti: gli assicurati stranieri sono 2.173.545, pari al 92% di tutta la popolazione straniera regolare censita.
È evidente che il lavoro nero sarà invece l’unica opzione per gli immigrati senza permesso di soggiorno, in quanto la legge impedisce loro di essere assunti in modo regolare, non avendo i documenti in regola.
Gli immigrati fanno lavori che gli italiani non farebbero (Occupati totali (%) / Occupati stranieri (%))
Dirigenti e imprenditori: 4,69 / 1,25
Professioni intellettuali: 10,79 / 1,58
Professioni tecniche: 21,57 / 4,74
Impiegati: 10,68 / 3,23
Vendite e servizi personali: 15,67 / 16,92
Artigiani, operai specializzati, agricoltori: 18,21 / 29,36
Conduttori di impianti: 8,38 / 12,84
Personale non qualificato: 8,75 / 30,15
Forze armate: 1,05 / 0,0
Fonte: Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro, I trimestre 2008.
Gli occupati stranieri svolgono lavori che si concentrano tra quelli manuali e poco specializzati, anche se non mancano quelli professionali e impiegatizi; il 72% è personale non qualificato, conduttore di impianti, artigiano o operaio specializzato, mentre il rimanente svolge professioni intellettuali o tecniche ovvero è dirigente, imprenditore, impiegato o dipendente nel settore del commercio e dei servizi. Tra gli italiani queste percentuali sono esattamente invertite con un 37% di lavoratori che svolgono mansioni manuali. A confermare il dato che gli immigrati svolgono lavori che non sarebbero occupati da italiani arrivano anche ricerche condotte dall’Inps. Gli studiosi statistici dell’Istituto confermano che il lavoro straniero ha quasi naturalmente colmato un vuoto provocato da fattori demografici. Infatti le classi d’età più presenti tra gli stranieri nel mondo del lavoro regolare sono quella dei 25/29 anni e quella 30/35. Le corrispondenti generazioni italiane sono quelle meno numerose in seguito al calo delle nascite e al basso tasso di natalità.
I dati dei vari Decreti Flussi confermano ancora la grande richiesta di lavoro da parte di imprenditori italiani. Le richieste di lavoro nominative nel 2006 sono state 500.000 e nel 2007 ha superato le 740.000. Per la gran parte, il 48,9%, queste domande si riferiscono a lavoro domestico o assistenziale alla persona; nel settore edilizia sono state il 17,7% e per altri settori produttivi, operai o agricoltori, il 33,4%. Le mansioni che svolgono i lavoratori assunti con questa modalità sono nel 95% dei casi non specializzate.
L’incremento del numero di stranieri non si è associato a un peggioramento delle opportunità occupazionali degli italiani. In particolare il lavoro straniero permette alle donne italiane, che hanno tassi di occupazione bassissima rispetto alla media europea, di essere impiegate, in quanto gli immigrati svolgono mansioni di assistenza domestica e familiare che altrimenti sarebbero svolte dalle potenziali lavoratrici italiane.
Dalle analisi Bankitalia l’esistenza di tale complementarietà tra gli stranieri e le donne è un dato specificamente italiano ed è evidente: «per le donne la crescente presenza straniera attenuerebbe vincoli legati alla presenza di figli e all’assistenza familiare dei più anziani, permettendo di aumentare l’offerta di lavoro». Inoltre, l’effettuazione di mansioni tecniche da parte di individui stranieri permette alle imprese di espandersi e dunque di assumere personale che svolge mansioni dirigenziali: si afferma che il lavoro di stranieri impiegati con mansioni tecniche «può aver sostenuto la domanda di lavoro per funzioni gestionali e amministrative».
Infine, non bisogna sottovalutare il lavoro che imprenditori stranieri danno a lavoratori italiani: a fine 2008 si contavano circa 240mila cittadini stranieri titolari di impresa (il 7% del totale), in prevalenza a carattere artigiano, che garantiscono il lavoro anche ad alcuni dipendenti (attorno ai 200mila, secondo la stima riportata in ImmigratImprenditori della Fondazione Ethnoland). Il Dossier Caritas 2008 stima che questo settore, tenendo anche conto dei soci e delle persone coinvolte in altri ruoli, impieghi mezzo milione di persone.
Nel 2007 il contributo degli stranieri è stato del 9,1% del PIL. Considerato che la loro presenza era pari al 5,8% della popolazione, il contributo al PIL di uno straniero è mediamente più alto di quello di un italiano. Questo dato può essere solo in parte spiegato con una differenza anagrafica della popolazione straniera, in quanto gli italiani svolgono lavori più specializzati a più alta produttività e che dovrebbero contribuire maggiormente al prodotto economico italiano.

Fonte articolo: «MANDIAMOLI A CASA», I LUOGHI COMUNI. Razzismo e pregiudizi: istruzioni per l'uso.
È un'iniziativa de La «banda» larga – www.ibandalarga.it

2 commenti:

Posta un commento

Related Posts with Thumbnails