venerdì 31 agosto 2007

Michael Moore Hospital

Il regista americano torna a far parlare di se: attacca il sistema sanitario statunitense portando dei malati a curarsi a Cuba. Un film più commovente e meno sarcastico dei precedenti.

Naturalmente abbiamo visto troppi serial ospedalieri alla televisione per non sapere che negli Stati Uniti chi non ha soldi né assicurazioni private non può farsi curare e per non recuperare qualche stima per i servizi sanitari nazionali inglese o italiano. Il nuovo docu-drama di Michael Moore, “Sicko”, sostiene che almeno 50 milioni di americani non hanno risorse sufficienti a ottenere cure ospedaliere in caso di necessità, confronta i diversi sistemi internazionali pubblici o privati d'assistenza ai malati, denuncia quale enorme affare ai danni dei cittadini sia la rete delle assicurazioni per la malattia. Fa rabbrividire.

Fa anche un'altra cosa. Carica su un grande motoscafo un gruppo di soccorritori dell'11 settembre 2001 a New York (familiari delle vittime, persone generose senza doveri né obblighi, anche pompieri). Le polveri del crollo delle torri gemelle ancora soffocano loro la gola, i polmoni, e le pratiche per ottenere assistenza gratuita sono lunghe, complesse. Moore li porta a curarsi a Cuba. All'Habana Hospital i malati sono contenti della calda accoglienza che ricevono, delle cure zelanti. Alla fine chiedono: "Quant'é?", l'infermiera risponde "Cinque cents" e loro si mettono a piangere di consolazione.

È l'episodio a causa del quale Michael Moore ha ricevuto denunce e ha procedimenti giudiziari ancora in corso: formalmente, per aver violato l'annoso embargo contro Cuba imposto dal governo americano; sostanzialmente, per aver mostrato che l'America con il suo capitalismo selvaggio non sa curare neppure i propri eroi civili, mentre a Cuba si assistono anche gli stranieri. “Sicko” è più commovente e popolare delle altre ammirate, premiate opere documentarie di critica sociale di Moore, “Bowling a Colombine”, “Fahrenheit 9/11”, ma è meno bello: per rispetto verso i malati e le loro famiglie manca il sarcasmo, mancano lo spirito grottesco e l'umorismo.

di Lietta Tornabuoni – L’Espresso

Stop ai lavavetri

Vi invito a leggere l'ironica, ed amara, lettera che Antonio Longo, Presidente nazionale del Movimento Difesa del Cittadino, ha inviato a proposito al sindaco di Firenze.

Caro sindaco, l'iniziativa della sua amministrazione è degna di lode e anzi va rilanciata e rafforzata. Ha ragione il suo assessore. Questi loschi figuri, a volte addirittura donne incinte o bambini di 7-8 anni!, rappresentano un pericolo pubblico che va immediatamente stroncato. E allora abbia più coraggio. Non bastano le multe e la reclusione di 90 giorni. Quelli magari li diamo a chi si ubriaca e guida e ammazza ragazzi e anziani, o a chi violenta le donne all'interno dei palazzi. Per questi pericolosi criminali che assaltano i vetri degli automobilisti ci vuole ben altro. Proponiamo l'apertura dei CDL, Centri Detenzione Lavavetri, con filo spinato, cani lupo e trattamento di rieducazione che preveda la lettura obbligatoria per 12 ore al giorno del Regolamento del Cioni.
Ai sindaci che si stanno accalcando pronti a imitare e rilanciare il provvedimento di Firenze, proponiamo altre occasioni di visibilità all'insegna della Tolleranza Zero! Ecco gli altri provvedimenti che il Movimento Difesa del Cittadino si augura che presto vengano addottati:
• Tassa sull'autorizzazione al commercio, a carico degli accattoni
• Tassa sul transito e sulla sosta, a carico di zingari, viandanti e pellegrini
• Multa per violazione del diritto d'autore per le foto di chi si traveste da centurione al Colosseo (solo per Roma)
• Multa SIAE per spettacolo teatrale abusivo, a carico di travestiti e transessuali
Naturalmente queste tasse potranno essere tutte convertite, ove non venissero pagate, in giorni di arresto o in un numero corrispondente di frustate sulla pubblica piazza. Nei casi di recidiva e per stroncare definitivamente questo tipo di pericolo delinquenza, si potrà prevedere il taglio della mano (per i lavavetri), dei piedi (per gli zingari e i viandanti), etc. Sarà necessario però che all'entrata di ogni Comune d'Italia ci sia un cartello in cui vengono elencati i comportamenti che in quel territorio vengono giudicati reati.
Siamo fiduciosi, signor sindaco di Firenze e signori sindaci d'Italia, che questi provvedimenti potranno rilanciare e rafforzare l'immagine delle vostre città, alla faccia dei rifiuti lasciati nelle strade, delle terrazze abusive che poi crollano, dei monumenti che vanno in rovina, della inefficienza delle vostre amministrazioni.

Cordiali saluti

Antonio Longo
Presidente nazionale del Movimento Difesa del Cittadino

Stop ai lavavetri: ordinanza del Comune di Firenze

giovedì 30 agosto 2007

Quei nuovi europei senza identità

Solo la Francia di Nicholas Sarkozy ha osato creare un ministero dell'Immigrazione e dell'Identità nazionale, suscitando l'indignazione delle associazioni d'aiuto e sostegno agli immigrati e la disapprovazione di Simone Weil, figura importante della destra francese.

A che scopo associare immigrazione e identità nazionale? Identificare qualcuno significa riconoscere i lineamenti della sua storia, dire da dove viene, individuare le sue radici e ciò che rappresentano, rilevare anche le sue differenze: situarlo, insomma, nello spazio in cui è entrato.
Se oggi la preoccupazione della Francia è quella di prevedere e preparare il suo futuro paesaggio umano, l'ossessione degli immigrati è di garantire la vita futura delle loro famiglie. Per loro non si pone la questione dell'identità. Quelli della prima generazione non vedono la loro esistenza integrata in un destino diverso da quello tracciato dal proprio paese d'origine. Prova ne sia che pochi fanno richiesta di naturalizzazione, mentre i loro figli sono diventati francesi, europei, per nascita e anche in virtù della constatazione che la loro vita non si svolgerà nei paesi dei propri genitori.
Il problema dell'identità non concerne in modo urgente gli immigrati, ma piuttosto i figli nati in terra straniera. Anche se si dimentica il fatto che sono francesi e la loro identità è segnata sulla loro carta d'identità e sul loro passaporto.
Così stando le cose, questi figli d'immigrati, europei di terzo tipo, pongono un problema alle società del Vecchio Continente. Germania e Gran Bretagna sono paesi differenzialisti. Non cercano di integrare in modo definitivo i loro immigrati. Nello stesso tempo, però, esiste in Inghilterra una disposizione giuridica in base alla quale gli immigrati provenienti dal Commonwealth hanno il diritto di votare in tutte le elezioni. Un diritto che la Francia non ha mai accordato agli immigrati giunti dalle sue ex colonie. Né ha mai accettato di concedere loro la possibilità di partecipare alle elezioni locali, amministrative, che decidono della loro vita quotidiana. Questo è solo un esempio, fra tanti altri, che dimostra che la comunità europea non ha la stessa visione né la stessa politica dell'immigrazione, pur sapendo bene che tutti i paesi di cui si compone hanno bisogno di forza lavoro straniera. Quando si abbina il concetto di identità a quello di immigrazione, si travisa il problema. In compenso, quando ci si interroga sul futuro delle società europee sempre più multietniche, si affronta un altro tema, quello di accettare o rifiutare che l'identità europea sia composta da apporti d'origine straniera. Detto più chiaramente, si sa che il problema è quello dell'Islam. Gli immigrati portoghesi, italiani, spagnoli non trovano alcuno ostacolo alla loro integrazione nel tessuto sociale francese.
A partire dal momento in cui l'Italia e la Spagna hanno deciso di regolarizzare su grande scala molte migliaia di immigrati illegali, hanno accettato implicitamente il fatto che la maggior parte dei membri di queste popolazioni straniere sarebbe rimasta nei paesi ospiti e avrebbe adottato la loro nazionalità.
Ecco perché la Ue dovrebbe elaborare una politica comune, razionale, duttile, giusta e degna, dell'immigrazione e delle sue conseguenze. Aprire le porte della propria casa non significa permettere a chi vi entra di metterla a soqquadro, considerarla come un territorio di conquista, creare disagi a chi offre la propria ospitalità, negandogli ogni rispetto. Bisogna invece attenersi alle leggi dell'ospitalità per stabilire di comune accordo un progetto di convivenza.
Ma è come se gli immigrati che arrivano fossero dei fantasmi e chi offre loro un lavoro non esistesse. Ecco allora che quando succedono degli incidenti, tutti si risvegliano all'improvviso e scoprono che l'Italia è diventata un paese di immigrazione ed è del tutto impreparata ad affrontare questa nuova situazione. Una politica europea comune dovrebbe essere fondata su alcuni valori e capisaldi fondamentali:
1. Rifiutare qualsiasi immigrazione illegale (affrontando il problema all'origine attraverso un maggior coinvolgimento dei paesi di provenienza di questi disperati).
2. Stabilire una politica di cooperazione con i paesi del Sud per razionalizzare i flussi migratori.
3. Accordare agli immigrati lo statuto di lavoratori cooperanti, come avviene per gli europei che lavorano nei paesi del Sud.
4. Far conoscer meglio le reciproche culture insistendo sulla separazione fra religione e politica.
5. Definire gli spazi culturali e per il culto degli immigrati.In sintesi, si tratta di accettare l'idea che il paesaggio europeo non sarà più 'incontaminato' bensì composto da molte mescolanze, ovvero arricchito, trasformato e sempre più aperto al mondo esterno. L'integrazione è un'operazione che si fa in due, non da soli. Ma integrarsi non significa rinunciare alle componenti della propria identità d'origine, bensì adattarle a una nuova vita dove si dà e si riceve.

di Tahar Ben Jelloun e tradotto da Mario Baccianini

Quelle multe fanno ridere

Un disegno di legge per sconfiggere il problema cronico della pubblicità italiana: la tendenza a lanciare messaggi ingannevoli. L’ha presentato a fine luglio Franca Rame (senatrice di Italia dei Valori). Applaudono le associazioni dei consumatori: da tempo notano che le multe applicabili dall’Antitrust, per pubblicità ingannevole, sono a oggi irrisorie (massimo 100 mila euro). Il disegno di legge mira a elevarle, quindi, perché siano un vero deterrente e, nel caso di pubblicità riguardante i minori o l’uso di medicinali, siano anche rapportate ai danni stimati a carico dei consumatori. La stessa autorità Antitrust ha segnalato a giugno il problema, chiedendo al Parlamento di poter “commisurare le sanzioni al fatturato aziendale o, come accade in Francia, in proporzione al costo della campagna pubblicitaria”. Di recente in Francia, appunto, Carrefour è stata multata per 4,8 milioni di euro per pubblicità ingannevole. L’associazione dei consumatori ADUC ricorda invece che a giugno TIM è stata multata di 64.600 euro; rapportato al fatturato dell’azienda: è come se “noi comuni mortali fossimo multati di 0,47 euro per un divieto di sosta: saremmo per questo stimolati a non violare più il codice della strada, visto che è molto meno del costo di un parcheggio?”, scrive ironicamente l’associazione ADUC.

mercoledì 29 agosto 2007

Bistecca sotto accusa

I figli di donne americane che in gravidanza hanno mangiato carne bovina almeno una volta al giorno rischiano di produrre da adulti meno spermatozoi dei figli di donne meno carnivore, con una conta spermatica che più di frequente (17,7 contro 5,7 per cento) raggiunge il limite della subfertilità.
Lo suggeriscono i dati raccolti da Shanna Swan e i colleghi dell’Università di Rochester per 387 uomini nati negli Stati Uniti tra il 1949 e il 1983. L’associazione sarebbe da attribuire agli ormoni anabolizzanti steroidei somministrati agli animali per favorirne la crescita: sembra infatti che l’esposizione a queste sostanze, in utero o durante la prima infanzia, possa promuovere alterazioni del sistema riproduttivo. Altri fattori, come lo stile di vita materno o la contaminazione con pesticidi, potrebbero però essere coinvolti: “Ecco perché bisognerebbe programmare uno studio analogo in Europa, dove gli ormoni steroidei sono vietati dal 1988”, suggerisce Swan. Anche se potrebbero esserci soprese: la somministrazione illecita potrebbe infatti essere più diffusa di quanto si crede.

martedì 28 agosto 2007

L'invenzione degli abusi “migliorativi”

“È un'ottima idea partire dalle realtà familiari, per parlare di ambiente. Prima di avventurarsi nelle ipotesi sul riscaldamento del Pianeta, ciascuno dovrebbe guardare intorno a casa, fare l'inventario dei luoghi che ama e riflettere su come sono cambiati. Si scopre così quanto è difficile «voler bene all'Italia».
Un luogo familiare per chi scrive è il
Lago Maggiore. Negli ultimi tempi è molto cambiato, il cemento si è moltiplicato, come i parcheggi e i mega centri commerciali. Negli ultimi sei anni sulla riva lombarda sono spuntati come funghi i cantieri nautici abusivi, una ventina. Si tratta di attività molto redditizie e inquinanti, ma questi nuovi cantieri hanno sempre rifiutato di sottoporsi ai controlli e di pagare canoni e tasse regionali. E nessuno li ha mai toccati. Si dice godano della protezione della Lega e di Comunione Liberazione.
Qualche tempo fa però il nuovo Consorzio del Lago Maggiore, che comprende 35 comuni, si è svegliato e ha intentato una lunga battaglia civile e penale contro gli abusivi. Tutte le sentenze gli hanno dato ragione, dal TAR della Lombardia al Tribunale delle Acque, fino al Consiglio di Stato, decretando la demolizione degli abusi. Ma dopo la prima demolizione, sono scesi in campo gli innominati protettori. L'assessore alle Infrastrutture lombardo, Raffaele Cattaneo, braccio destro del governatore Formigoni, si è eretto a «paciere della guerra dei cantieri», come scrive La Prealpina, e ha ordinato di fermare le ruspe. Perché i cantieri, benché abusivi, «costituiscono una risorsa economica», sono «interventi migliorativi» e hanno ragione a non pagare le tasse «troppo alte». «Se ci sono tanti cantieri abusivi» ha concluso «significa che c'è un problema e allora va cambiata la legge».
Il Cattaneo-pensiero, modellato sul Formigoni-pensiero, è formidabile. Oltre a introdurre il concetto di «abuso migliorativo», sconosciuto perfino nella Palermo di Lima e Ciancimino, certifica il diritto all'evasione fiscale da parte dello stesso esattore (nel caso, la Regione Lombardia). Quindi sono stati fessi i cantieristi onesti a pagarle e a rispettare le norme ambientali. La conclusione del teorema è altrettanto inoppugnabile. Se esiste l'abuso, va cambiata la legge. Perché combattere i piromani, quando è evidente che in Italia ci sono troppi boschi? Ecco una piccola storia, in un angolo d'Italia dove non c'è mafia o camorra o 'ndrangheta. Figuratevi altrove”.

di Curzio Maltese

lunedì 27 agosto 2007

"Bio, che bluff"

Scandaloso. Non ho altre parole per definire la campagna di informazione lanciata dall’Espresso contro il biologico. Scandaloso innanzitutto, per il modo in cui è stata presentata. Il titolo dell’articolo, che riprende poi un’inchiesta di Altroconsumo, è "Bio, che bluff". Un’accusa forte, troppo forte per essere giustificata. Alla luce sia della ignorante generalizzazione di cui è stato fatto oggetto un intero settore produttivo, sia per l’evidente incompatibilità tra il titolo e il contenuto dello stesso.
Un articolo che denuncia la presenza di grassi di scarsa qualità, di additivi, coloranti e micotossine in alcuni prodotti osservati. Prodotti industriali, è evidente, ma nel complesso prodotti che escono vittoriosi rispetto al convenzionale, sia per l’assenza di fitofarmaci che per ciò che concerne il rispetto dell’ambiente. E allora perché quel titolo esagerato? Si rendono conto i giornalisti dell’Espresso quanto ci vuole per un settore produttivo per riprendersi da una batosta del genere? E soprattutto che giornalismo è quello che non tiene in considerazione la possibilità di inserire altri dati o opinioni rispetto a quelle (rispettabilissime) pubblicate da Altroconsumo? Siamo tutti d’accordo sul fatto che vadano migliorati i controlli e che le critiche fanno bene a migliorare. Ma le critiche, non le accuse grossolane di una redazione in crisi di notizie da pubblicare a causa delle vacanze.
Tra l’altro l’inchiesta di Altroconsumo è molto più onesta, perché, a differenza dell’Espresso, evita generalizzazioni pericolose, e spiega che si tratta di prodotti per la prima colazione soggetti a lavorazione industriale. Ce ne passa tra Prodotti bio e convenzionali: dov’è la differenza? e Bio che bluff. Non credete? Per farvi un’idea vi consiglio comunque di leggere i due articoli e farmi sapere cosa ne pensate.

venerdì 3 agosto 2007

In vacanza!

Quello precedente è stato l'ultimo articolo prima di una pausa estiva per ricaricare le energie. Naturalmente vado a caricare le energie con fonti rinnovabili, vado al mare in Sicilia (nella foto sopra Patti) tra energia solare, eolica e moto ondoso ne ho di fonti da cui ricaricarmi!
Auguro a tutti quelli che sono in vacanza o ci stanno per andare delle buone vancanze, agli altri un buon lavoro.
Ci risentiamo su queste pagine, e con alcuni ci rivediamo, a fine mese. Salutoni.

Se il Comune si fa “verde”

La pianificazione urbana può giocare un ruolo essenziale per affrontare i cambiamenti climatici. In Gran Bretagna ne sono convinti, ma in Italia siamo indietro. Infatti, mentre oltremanica si progetta di portare le attività commerciali a zero emissioni, da noi solo poche amministrazioni comunali applicano un piano di acquisti verdi. Il dossier sul Green Public Procurement (GPP), il sistema di acquisti pubblici che privilegia servizi e prodotti con un ridotto impatto sulla salute umana e sull’ambiente, elaborato da Legambiente in occasione del concorso nazionale Comuni Ricicloni, parla chiaro: “Tra i duemila comuni considerati, 441 (il 22%) hanno risposto positivamente alla domanda sugli acquisti verdi, ma dopo ulteriori verifiche quelli che hanno effettivamente adottato un programma strutturato di GPP sono scesi al 2,2%”. Eppure, come si legge nel dossier, “il settore degli acquisti pubblici rappresenta mediamente il 12% del PIL dell’UE e raggiunge il 17% in Italia. L’applicazione degli acquisti verdi su larga scala, dunque, potrebbe modificare i comportamenti di consumo di soggetti che comprano beni e servizi, per circa un quinto del totale nazionale”.
Va detto che esistono alcune esperienze positive. La Provincia di Cremona ha lanciato nel 2002 il progetto GPPNET, rete di acquisti pubblici verdi, che, con il contributo del Coordinamento Agenda 21 italiane, diffonde il GPP tra gli enti pubblici. L’approvazione del Piano d’azione nazionale sul GPP è prossima e Silvano Balocco, coordinatore della rete italiana GPPNET, è ottimista: “Le amministrazioni pubbliche aderenti al network si stanno impegnando a diffondere gli acquisti verdi con l’obiettivo di estendere tale strumento ad almeno la metà delle regioni, delle province e dei comuni superiori ai 50.000 abitanti entro il 2007”.
Dalla Gran Bretagna, intanto, gesti concreti: il ministro per la Pianificazione urbana, Yvette Cooper, dopo aver disposto l’obbligo di emissioni zero per gli edifici di nuova costruzione, lancia ora la sfida alle attività commerciali. E’ già stata predisposta una task force con il compito di individuare una serie di azioni strategiche efficaci e realizzabili dal punto di vista tecnologico ed economico. L’obiettivo è ottenere, nella prossima decade, una sostanziale riduzione delle emissioni di carbonio dovute all’edilizia non residenziale. “L’edilizia contribuisce al 50% delle emissioni di CO2 del paese e una buona pianificazione è quindi fondamentale. La politica può fare molto, ma ha bisogno dell’appoggio del mercato immobiliare, come dell’industria”.

giovedì 2 agosto 2007

Ni al V-day di Beppe Grillo

Come sanno tutti quelli che seguono il Blog di Beppe Grillo, per il giorno 8 settembre ha organizzato una giornata denominata V-day con l’intento principale di cercare consensi e firme per le proposte popolari di modifiche di legge che ha già depositato alla Cassazione a Roma.
I tre punti della proposta sono:
1 - NO AI PARLAMENTARI CONDANNATI. No ai 25 parlamentari condannati in Parlamento - Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado e in attesa di giudizio finale.
2 - DUE LEGISLATURE. No ai parlamentari di professione da 20 e 30 anni in Parlamento - Nessun cittadino italiano può essere eletto in parlamento per più di due legislature. La regola è valida retroattivamente.
3 - ELEZIONE DIRETTA. No ai parlamentari scelti dai segretari di partito - I candidati al parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta. La richiesta di legge popolare sarà accolta se vengono raggiunte almeno 50.000 firme autenticate.

Il titolo di quest’articolo sta a significare una mia non piena adesione all’iniziativa, che reputo importante per la sensibilizzazione su certi temi, ma superficiale e un po’ demagogica per le soluzioni proposte.
Queste le mie motivazioni per ogni punto che mi spingono ad affermar quanto detto:
1 - Si. sono d’accordo se il parlamentare è condannato in via definitiva, assolutamente no se ancora in attesa di giudizio. Altrimenti viene a decadere il principio di innocenza che dura fino al terzo grado di giudizio e che deve valere per tutti.
2 – Non sono d’accordo. Ci sono politici che si comportano bene, a servizio della comunità, anche alla terza o quarta legislatura; ci potrebbero invece essere dei parlamentari che, anche alla prima legislatura, non pensano ad altro che al loro potere ed ai loro interessi! Credo infatti che da una parte ciò rappresenterebbe una limitazione alla libera volontà degli elettori che possono decidere di premiare il proprio rappresentante fin quando lo ritengano opportuno; dall'altra posso dire con certezza che, come in tutti i campi, anche in quello della carica parlamentare, l'efficacia del proprio lavoro sia direttamente proporzionale (anche, ed in maniera non trascurabile) all'esperienza acquisita sul terreno nel tempo. Se un Deputato ha lavorato bene in Parlamento nelle 2 precedenti Legislature ed è apprezzato nel proprio territorio, non ritengo si possa precludergli eventuali altre candidature. Si dovrebbe lavorare sulla legge elettorale e gli statuti dei partiti per evitare scelte blindate dai partiti e permettere ricambi all’interno degli stessi, cosi come in parte dice la terza proposta.
3 – Si. Però bisogna stabilire un tetto di spesa per ogni singolo candidato, esercitare controlli severi sulle spese elettorali e prevedere la decadenza dal Parlamento per coloro che hanno sforato il tetto di spesa. Altrimenti le preferenze possono provocare il ritorno del voto di scambio e l'aumento della corruzione per reperire le risorse per la campagna elettorale. Vedi elezioni negli Stati Uniti d’America.

mercoledì 1 agosto 2007

Progetto di lotta biologica alle zanzare

Questo è il contenuto di un volantino pieghevole distribuito alle famiglie o dai negozi dei Comuni partecipanti al progetto descritto. Un esempio di lotta intelligente alle zanzare evitando di danneggiare l’ecosistema.

Il progetto di lotta biologica alle zanzare sulla riva piemontese del lago Maggiore è iniziato nel 2003 e, ad oggi, vi partecipano 6 comuni. Tre di questi, Verbania (Comune capofila), Baveno e Stresa, si trovano in Provincia di Verbania, gli altri tre, Meina, Dormelletto e Castelletto Ticino, si trovano in Provincia di Novara.
Lo scopo del progetto è di contenere il numero di zanzare adulte che arrecano disturbo nelle giornate estive. Per fare ciò è necessario limitare lo sviluppo delle larve, la fase giovanile di questi insetti. Dal 2004 sono iniziati i trattamenti antilarvali, eseguiti nelle acque infestate dalle larve con un prodotto biologico, il Bacillus thuringiensis israelensis. Durante il periodo primaverile-estivo viene monitorata la consistenza numerica della popolazione adulta, utilizzando delle apposite trappole con cui si catturano le zanzare che vengono poi contate ed identificate una ad una. La comparazione del numero di adulti catturati nei diversi anni permette di verificare l’efficacia dei trattamenti oltre che di conoscere le specie presenti.
I risultati indicano come nel 2005 il numero degli adulti catturati sia considerevolmente diminuito, circa il 70% in meno rispetto al 2004 cosi come nel 2006 con circa il 50% in meno di catture rispetto all’anno precedente.
Molti comportamenti errati portano allo sviluppo di grandi quantità di zanzare in quelli che vengono definiti “focolai domestici”. Per evitare di tenere in casa dei veri e propri allevamenti di larve di zanzare è bene:
- coprire i bidoni usati per la raccolta di acqua per l’irrigazione degli orti con rete a maglia fine che impedisce alle zanzare di deporre le uova in acqua;
- svuotare o eliminare i sottovasi, cambiare frequentemente l’acqua delle ciotole degli animali perché possono diventare focolai di riproduzione per le zanzare;
- non abbandonare i rifiuti (anche una coppetta del gelato!) perché potrebbero trasformarsi in un focolaio di sviluppo per le larve di zanzare.
Gli adulti di zanzara possono essere tenuti lontani dalle nostre abitazioni con semplici accorgimenti, ad esempio:
- difendere i nemici naturali delle zanzare come ad esempio uccelli, pipistrelli, anfibi, pesci e altri insetti che sono in grado di predarle in ogni loro fase di ciclo vitale (larva, pupa e adulto);
- tenere puliti e curati i giardini, perché l’erba alta durante le ore più calde della giornata offre un rifugio alle zanzare adulte.

Aggiungo per maggiori informazioni il link al sito del CNR con ulteriori consigli per una lotta alle zanzare sostenibile:
http://www.infozanzare.info