giovedì 27 settembre 2007

Bilanci verdi

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge delega sulla contabilità ambientale che prevede che essa diventi parte integrante della contabilità dello Stato e degli enti locali.
Con la legge si istituisce "un sistema di contabilità e bilancio ambientale che integri gli atti di programmazione economico-finanziaria e di bilancio dello Stato, delle Regioni e delle Province e dei Comuni".
Lo scopo "è di assicurare conoscenza, trasparenza e responsabilità all'azione di governo rispetto ai principi dello sviluppo sostenibile", economico, sociale ed ecologico assicurando "il diritto all'informazione ambientale".
Con l'approvazione della delega entro dodici mesi il governo, su proposta del ministro dell'Economia e delle Finanze, di concerto con quello dell'Ambiente e dello Sviluppo economico, adotta uno o più decreti legislativi.
Scopo è "istituire, e applicare gradualmente, nell'ambito degli atti di programmazione e di bilancio di Stato, delle Regioni e degli Enti locali, un sistema di contabilità ambientale per l'elaborazione e l'approvazione di un bilancio ambientale".
“Un importante passo in avanti verso la tutela delle risorse naturali e del territorio", è stato il commento del ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che ha proposto il provvedimento insieme al ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa e al sottosegretario al dicastero di Via XX Settembre delegato alla partita, il verde Paolo Cento.
Si tratta "di una grande innovazione", spiega Pecoraro, “che pone la sostenibilità ambientale al centro delle scelte sia del governo che delle amministrazioni locali e che permetterà di valutare l'impatto ambientale di tutti gli interventi in relazione ai principi dello sviluppo sostenibile ed ecologico, assicurando il diritto all'informazione ambientale dei cittadini".

Fonte: Verdi.it

Approfondimenti: Clear Life

mercoledì 26 settembre 2007

Parco delle Groane, ambrosia e polifunzionale

Non è mia abitudine interessarmi di questioni burocratiche e organizzative, per questo non entro nel merito delle critiche che già i partiti di centrosinistra in consiglio comunale rivolgono alla nuova amministrazione. Preferisco rivolgere la mia attenzione su cosa questa amministrazione sta o ha intenzione di realizzare, su come vorrà realizzarle e resto nella speranza che alcune cose non le realizzi mai.
Mi riferisco al fatto che quando si scrive in un programma elettorale “tutela del Parco delle Groane”, si dovrebbe sapere cosa si scrive e sapere cosa è il Parco delle Groane. Non è cosi per Soleo, capogruppo di Forza Italia, che per riqualificazione del Parco intende la costruzione di impianti sportivi e parchi gioco per renderlo più “vivibile”. Il Parco delle Groane NON è un parco cittadino, un giardino o un parco divertimenti. Il Parco delle Groane è un parco riserva integrale, polmone verde per tutti i comuni intorno, bello e unico nel suo genere proprio per queste caratteristiche. Di impianti sportivi Garbagnate ne ha già e si dovrebbe adeguare e riqualificare quelli, di parco giochi il Parco ne ha già uno a Limbiate. Quello di cui ha bisogno il Parco è una viva attività culturale e sociale che metta in risalto le sue peculiarità, una vigilanza continua e attenta per assicurare la sicurezza ed evitare che diventi covo di delinquenza, estensione e manutenzione delle piste ciclabili e dei sentieri pedonali e infine, difesa di tutto il perimetro da speculazioni che non farebbero altro che spostare il perimetro più internamente e diminuire il cuore del Parco fino a farlo soffocare.
Un applauso e dei complimenti ritengo giusto farli alla decisione di censire chi non ha provveduto a rispettare l’Ordinanza comunale per il taglio dell’ambrosia e spedire loro le giuste multe, era ora. Certo è che insieme con gli altri Verdi, controlleremo se le multe verranno realmente spedite e soprattutto pagate. Giusto per non essere mai contento, mi spingo oltre e chiederei all’Assessore Micalizzi di provvedere non solo alle multe, ma all’effettivo taglio nelle proprietà private, anche in modo coatto con addebito delle spese ai responsabili. Questo perché spesso accade che economicamente sia preferibile pagare le multe.
Sempre all’Assessore Micalizzi, in merito alla struttura polifunzionale di Bariana e la sua nuova presunta localizzazione, vorrei fare notare che il verde pubblico non si misura in metri quadri, ma in qualità. Quindi nella rivalutazione del verde in centro a Bariana, sarebbe opportuno non pensare di fare un bel prato inglese, ma un’area con alberi di alto fusto che diano un po’ di respiro ad un’area afflitta dal traffico urbano. In modo che i benefici possano essere goduti dagli attuali cittadini e non solo da quelli che verranno fra 30 anni, forse.

martedì 25 settembre 2007

Brambilla tra i cani

Michela Vittoria Brambilla vive nella natia Calolziocorte in una villa che è una specie di zoo: 25 gatti, 14 cani, quattro cavalli, due asini, tre caprette, duecento piccioni. Un manifesto-spot della sua passione per gli animali. Soprattutto, i cani.
Pochi lo sanno, ma oltre a essere imprenditrice «votata all’iniziativa di successo» (vedi curriculum vitae) — ramo importazione e vendita prodotti ittici, e alimenti per cani e gatti — la signora dei Circoli della Libertà gestisce anche il canile di Lecco. Da sette anni.
Per questo incarico, nel 2002, Brambilla, con la sua Lega italiana per la difesa degli animali, ha ricevuto dal Comune l’affidamento diretto per nove anni. Il che vuol dire 540 mila euro. Il che vuol dire che i 307 cani ospitati in questo capannone in zona Pescarenico dovrebbero per lo meno passarsela discretamente. E invece pare che questo non sia.
I volontari che ci lavorano hanno presentato una denuncia al Comune e all’Asl per raccontare lo stato di abbandono e incuria in cui versa il canile. Da un mese loro non possono più entrare. Lo ha deciso Michela Brambilla, interrompendo qualsiasi collaborazione. In effetti il posto non è proprio accogliente.
Nella denuncia si parla di sovraffollamento (Fido vive in gabbie con simili non idonei), di morti a causa di sbranamento, di box fatiscenti, umidi e bagnati, e gravi problemi fognari. E ancora: «cibo di scarsa qualità», con conseguenti problemi intestinali, e presenza di topi.
«Una realtà drammatica — dice Susanna Chiesa, una volontaria — . Non abbiamo ancora ricevuto nessuna risposta dal Comune, e la sospensione improvvisa della nostra attività non è ancora stata revocata».
Ma c’è anche un aspetto burocratico: di affidamento e gestione del canile.
Marcello Saponaro, consigliere regionale dei Verdi, ha acquisito le delibere con cui il Comune ha dato in mano a Michela Brambilla quello che, di fatto, è stato un buon affare. La prima convenzione è datata 2001. Brambilla all’epoca è presidente della sezione lecchese della Lega per la difesa del cane.
La parte più interessante però arriva nel 2002.
Il consiglio comunale delibera l’affidamento diretto (per urgenza e senza consultare altri soggetti esterni) della gestione del canile municipale alla Lida (ora si chiama Leida). La Onlus risultava assegnataria da parte dell’Asl dei servizi di canile sanitario e di accalappiamento. Fino al 31-12-2003.
L’amministrazione invece concede la gestione per un periodo molto più lungo (9 anni rinnovabili, importo 542 mila euro, di molto superiore al limite di 200 mila euro fissato per gli appalti di pubblici servizi). Siamo al 2 dicembre 2002.
Con una lettera al Comune la Lega nazionale per la difesa del cane rinuncia «a malincuore» a gestire il canile. Ma, attenzione, lo stesso giorno la stessa presidente Brambilla, questa volta a nome della neonata Lega italiana per la difesa degli animali, da lei fondata, si dichiara pronta a sottoscrivere un nuovo contratto, e a riprendersi il canile. Due lettere nello stesso giorno, e un bel po’ di soldi che ballano. Con un particolare: quando diventa assegnataria, la Lida non è ancora iscritta al registro regionale delle associazioni di volontariato, «condizione necessaria per accedere ai contributi pubblici».
Finisce tutto quanto in un’interrogazione regionale urgente (ne seguirà una parlamentare) presentata da Saponaro. «Vogliamo solo sapere con che titoli Brambilla ha iniziato a gestire il canile e in quali condizioni mantiene i cani — dice — . Se saranno confermate tutte le denunce e irregolarità, avrebbe poca credibilità per presentarsi ancora come l’amante degli animali».

lunedì 24 settembre 2007

Lasciate stare i cacciatori veri

Questa lettera l'ho letta sul giornale Metro e mi ha colpito perchè, per quanto dica delle cose che condivido sul legame tra l'essere contro la caccia e l'essere vegetariani, cerca di dare una giustificazione all'essere "cacciatori veri." In pratica, chi firma la lettera, distingue tra cacciatori veri e si spinge a definirli perfino ambientalisti e quelli non che non rispettano le leggi. Inoltre difende utilizza il classico metodo linguistico per cui: "se tu non sei coerente con le tue scelte non sei in diritto di criticare le mie". Naturlamente non condivido questo modo di difendersi.

Troppo facile attaccare i cacciatori! I veri cacciatori sono quelli che come me rispettano l’ambiente, che non cacciano specie protette.
La spesa per il rinnovo del permesso di caccia serve anche a ripopolare la fauna, cosa che non viene fatta e chissà dove finiscono i nostri soldi. Sul giornale giorni fa ho letto tanta ipocrisia. Vorrei vedere quanti di quelli che vanno contro la caccia poi mangiano carne! Se si fosse veramente coerenti e non degli ipocriti non dovreste più mangiare carne e pesce. E neanche uova, latte e formaggi! Ma è più facile prendersela con i cacciatori. DARIO.

venerdì 21 settembre 2007

Forza Italia

Un anno fa c'è stato il referendum sulla riforma costituzionale e Marco Travaglio scriveva questo articolo, che riporto integralmente, su l'Unità. I temi esposti sono sempre attuali, in particolar modo in questi giorni di polemiche sulle istituzioni. Per quanto non apprezzi molto quando Travaglio metta appellattivi e sbeffeggi i politici, ripeto che per me ci deve essere sempre rispetto, sono perfettamente concorde con la seconda parte dell'articolo quando parla del concetto di riforma. Riformare non sempre è un concetto positivo, dipende dal risultato ottenuto dalla riforma.

Se domenica prossima, visto che ci abbiamo preso gusto, si votasse un referendum sul quesito: “Preferite si annunci il prossimo ‘tavolo’, o ‘bicamerale’ o ‘convenzione’ o ‘costituente’ per ‘riformare insieme’ la Costituzione, oppure le dichiarazioni di Prodi sull’evasione fiscale e la decisione di Di Pietro di decapitare l‘Anas e denunciarne il presidente alla Procura?“, la risposta del popolo italiano sarebbe plebiscitaria: “Le seconde che hai detto“.
L‘idea che un premier, anziché praticare l’evasione, elogiarla e incentivarla a suon di condoni, la definisca “antidemocratica” e si proponga di combatterla, e l‘idea che un ministro, anziché infarcire il ministero di massoni e pregiudicati, li cacci via, sono decisamente più accattivanti di vent‘anni di dibattiti sotto il totem della “grande riforma“. Nessuno, nel Palazzo, si aspettava il 53% degli elettori alle urne, né tantomeno il 61% di No (che sarebbe salito di 10 punti senza la vergognosa campagna Rai-Mediaset). Come nessuno, otto mesi fa, si aspettava 4 milioni e mezzo di elettori alle primarie.
Nessuno si aspetta mai, dalla gente, comportamenti normali. Perché il concetto di “normalità“, nel Palazzo, è deformato da decenni di dibattiti autoreferenziali su mirabolanti “grandi riforme” che nessuno vuole e nessuno capisce, oltrechè da decenni di disinformatija televisiva che ci mostra un Paese inesistente: non come è, ma come lo vorrebbero lorsignori.
Dicono che è un Paese conservatore: embè, anche se fosse? Dopo 12 anni dominati da una presunta “destra” eversiva, che ha fatto a pezzi la Costituzione, il codice penale, la logica e il buonsenso, che male c’è se gli italiani vogliono conservare quel poco di buono che ci han lasciato i nostri padri e nonni? Ci sarà un motivo se, appena sente “grande riforma“, la gente mette mano alla fondina, o almeno al portafogli? Non sarà perchè in questi anni hanno riformato, peggiorandolo, ciò che andava bene così (scuola, università, magistratura, legge elettorale...) e non hanno riformato ciò che va cambiato (pubblica amministrazione, fisco, procedura penale, forze di polizia...). Ancora l’altra sera, in tv, gli eletti parlavano lingue del tutto sconosciute agli elettori.
Quasi tutti d’accordo sulla necessità di “aumentare i poteri del premier” (ottima idea, in un paese che produce due o tre duci per secolo: figurarsi Craxi o Berlusconi con qualche altro potere in più) e di “attuare il federalismo fiscale” (abbiamo già dato con le esattorie, che in Sicilia erano appaltate ai cugini Salvo, cioè alla mafia). Ma non capiscono che è bastata la faccia di Calderoli per spazzare via secoli di studi sul federalismo e suscitare una certa nostalgia per i prefetti giolittiani, se non per lo Stato bismarkiano? Il Paese normale che esce dalle urne non è quello “normalizzato” che sognano lorsignori.
E’ un Paese vaccinato, che sa distinguere le cose importanti dalle batracomiomachie ideologiche. Che tiene alle cose che contano, come la Costituzione, la divisione dei poteri, l’equilibrio fra controllori e controllati. Chiede un‘amministrazione più efficiente. Insomma piccole riforme di manutenzione, non salti nel buio. Adora il “cacciavite” di cui parla Prodi senza mai mostrarlo, e teme i caterpillar. Non sopporta l‘invadenza dei partiti nella società, nella Rai, nelle Asl, nei concorsi, nelle università, nella giustizia. Vuole contare qualcosa non solo il giorno delle elezioni, ma prima, nella scelta dei candidati. E, dopo, vuole sapere che uso si fa del suo voto. Non riesce a comprendere perché mai il cardinal Ruini o la signorina Rice dovrebbero decidere che cosa dobbiamo fare in Italia, né per quale maledizione del cielo il padrone di Mediaset o l‘onorevole Petruccioli dovrebbero decidere quali giornalisti e attori devono lavorare in Rai e quali no.
Dopo la grande sbornia, chiede politici anzitutto onesti (nessuno ha ancora capito perché mai i condannati e gli imputati non possano fare i vigili urbani, ma i parlamentari e i ministri sì), e poi seri, silenziosi, poco televisivi, magari noiosi, ma possibilmente esperti delle cose che fanno. È persino disposto ai sacrifici, ma a patto che li facciano tutti, in proporzione, a cominciare da chi le tasse non le paga mai e i soldi li arraffa violando le leggi. Quando il pm Francesco Greco ha proposto di “mettere le mani in tasca ai delinquenti“, seminando il panico in Parlamento, il Paese normale ha respirato meglio per qualche minuto. E ha pensato, vergognandosene un po’: ecco, questa sì sarebbe una Grande Riforma.

Marco Travaglio - l'Unità - 28 giungo 2006

Pratiche commerciali scorrette

Era davvero ora, ma è meglio tardi che mai. Da oggi 21 settembre, quando entrerà in vigore in Italia la Direttiva 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali (già recepita con d.lgs 2 agosto 2007 nr. 146), saremo forse più tutelati dalle pubblicità ingannevoli, dagli operatori disonesti, scorretti o aggressivi. Rientrare a casa la sera, ci auguriamo, potrebbe essere più sereno. Infatti, se la normativa sarà applicata in modo efficace, non potremo essere più disturbati da continue telefonate invasive, che pubblicizzano le offerte del tal operatore telefonico o le ultime novità della linea ADSL (peraltro già vietate se senza il consenso dell'interessato, secondo un pronunciamento del garante della Privacy dello scorso settembre). Ma il sollievo non si esaurisce qui. Le nuove tutele riguardano anche la vendita porta a porta e quella online, anche attraverso siti stranieri. Sono tanti i divieti previsti. Oltre ai vincoli che riguardano le sollecitazioni commerciali per telefono, posta elettronica e il porta a porta, non si potrà più fare leva direttamente sui bambini per stimolarli a convincere gli adulti ad acquistare i prodotti reclamizzati; ma neppure lasciare intendere che acquistando un prodotto si riceva in automatico un regalo in premio; o presentare come un'offerta speciale un diritto riconosciuto per legge ai consumatori; e neppure tacere i costi di spedizione nel presentare un'offerta apparentemente gratuita di un prodotto; sarà vietato dare informazioni non veritiere sui prezzi di mercato, sulla qualità del prodotto o sulle sue proprietà curative. Insomma, saranno sanzionabili tutti i comportamenti che condizionano il consumatore, spingendolo verso scelte economiche che non avrebbe fatto senza la condotta scorretta del commerciante.
Per applicare la normativa vengono rafforzate le competenze dell'Autorità garante della Concorrenza e del mercato. In particolare è previsto l'aumento delle sanzioni: multe da 5.000 a 500.000 euro, e non inferiori a 50 mila euro se si mette in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori soprattutto i minori.
Il successo della normativa si gioca sull'efficacia e sulla tempestività, finora due chimere. L'Antitrust dovrà intervenire prima che il messaggio pubblicitario scorretto abbia già provocato gli effetti dannosi che si intende scongiurare, come purtroppo di solito avviene.

Fonte: Altroconsumo

giovedì 20 settembre 2007

Esagerazioni di Beppe Grillo

Riguardo il clima che in Italia si sta creando sul dopo V-Day organizzato da Beppe Grillo e dai comitati locali a lui vicini, vorrei ribadire quanto ho sostenuto sulle proposte del V-Day e, riportando alcune dichiarazioni ufficiali, affermare che una iniziativa giusta stia diventando una esagerazione anche nei comportamenti e nella mancanza di rispetto. Per me il rispetto è uno dei valori che non dovrebbero mai mancare nelle persone che si definiscono civili e democratiche.
Su Repubblica leggo: Dopo l'allarme sul clima pericoloso lanciato dal capo dello Stato e la caduta di stile di Beppe Grillo con l'ennesimo attacco al premier che ha definito "Prodi-Alzheimer", anche Carlo Azeglio Ciampi ha contestato le affermazioni del comico genovese promotore del V-Day e la preoccupante deriva nell'antipolitica. "Non voglio entrare nel merito della questione, dico solo che la politica si deve fare soprattutto nell'alveo delle istituzioni" ha detto l'ex Presidente della Repubblica e senatore a vita intervenendo sul movimento di Beppe Grillo. Ciampi ha risposto ai cronisti stamani ad Assisi, dove ha ricevuto il premio internazionale per l'ambiente "San Francesco-Cantico delle creature".
Condivido in pieno. Il rischio di trasformare un movimento, che cerca di rendere le istituzioni più democratiche, in un movimento che spinge all'anarchia è forte se non si è capaci di tenere a freno la lingua e non demonizzare del tutto le istituzioni. Un conto è riformare, un'altro è eliminare.
Per gli stessi motivi (frenare la lingua), non condivido affatto quanto afferma il direttore del tg2 Mauro Mazza. Sempre da Repubblica: Decisamente contrario al tono usato dal comico genovese anche il direttore del Tg2 Mauro Mazza che, in un editoriale video, si è domandato "cosa accadrebbe se un mattino qualcuno ascoltati quegli insulti contro tizio e contro caio premesse il grilletto? Va avanti a colpi di insulti personali, accuse terribili, male parole", ha esordito il direttore del Tg2 in chiusura della pagina dedicata all'antipolitica nell'edizione delle 13. "E' il fenomeno Beppe Grillo, non a caso esploso con un colossale 'vaffa' con molti destinatari. Neoqualunquismo hanno detto in tanti, forse anche per esorcizzare il pericolo. Ma cosa accaddrebbe - si è poi chiesto Mazza - se un giorno all'improvviso un pazzo, uno squilibrato sentendo quelle accuse premesse il grilletto? Cosa succederebbe se la farsa si trasformasse in tragedia?"
E sempre per gli stessi motivi concordo l'indignazione di quanti non hanno approvato le eagerazioni di Beppe Grillo: "Quella di Alzheimer non è una malattia da ridere. Una mancanza totale di rispetto". Rispondono con un misto di fastidio e indignazione Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia e Daniele Mei, neurologo, quotidianamente alle prese con una malattia che solo in Italia colpisce 500 mila persone. "Una battuta pesante - dice Gabriella Salvini Porro - che oltretutto arriva alla vigilia della Giornata mondiale Alzheimer (il 21 settembre). Ormai si usa questo termine in senso dispregiativo, come prima si usava demente. Già i malati e le famiglie sono disperate, inoltre sentono usare così questa parola...".

mercoledì 19 settembre 2007

La caccia gioco incivile

Domenica 16 settembre, nonostante pochi se ne siano accorti, è stata una brutta, bruttissima giornata per il nostro Paese.
Brutta e vergognosa, anche se radio, tv e giornali hanno preferito concentrarsi su altro: la solita politica, la partita di calcio, tanto gossip e divertimento. E oggi nessun senso di colpa, nessun pentimento, nessun proclama e nemmeno prediche; nessun figlio che abbia discusso con il proprio padre, nessuna donna rimprovera il proprio uomo, nessun politico che abbia rassegnato il mandato.
Solo silenzio, ipocrita, cinico e mortale. Domenica, in Italia, un esercito pesantemente armato di circa 700.000 cacciatori ha marciato contro milioni di piccoli e pericolosissimi fringuelli, quaglie, lepri, allodole, cinghiali e ne ha uccisi a migliaia.
Poveri animali, scampati agli infami roghi estivi, hanno trovato la morte per mano di una minoranza di sconsiderati, appoggiata e coperta da istituzioni politiche e sportive che considerano ancora anacronisticamente e ipocritamente la caccia un’attività utile e virile.
Da ieri siamo tutti un po’ più poveri, più inquinati e soli.
Il prezzo che paghiamo per questo “gioco” arrogante e incivile lo misureremo in tonnellate di piombo che andranno ad inquinare falde e terreni, nella distruzione degli habitat e degli ecosistemi naturali, nell’impoverimento del patrimonio faunistico non solo nazionale, ma mondiale.
Sarà il trionfo della stupidità, della vanità sadica e della peggiore e preistorica istintualità umana.
Molti secoli fa, qualcuno disse che la civiltà di un popolo e anche di un singolo si misura dall’amore che ha verso gli altri e in special modo per i più deboli. Sono certo che parlasse anche per loro, per gli animali, ultimi poveri e indifesi abitanti di questa martoriata Terra.

martedì 18 settembre 2007

Enel condannata per pubblicità occulta

Pare proprio che l’anno scorso che qualcuno si sia rotto le scatole di farsi prendere per i fondelli dalle campagne pubblicitarie delle multinazionali. E’ di ieri la notizia che Enel ha ricevuto una sanzione da pagare per il reato di “pubblicità occulta”.
Correva l’anno 2006 quando sfogliando su un numero della rivista Linus ci si poteva imbattere in una articolo che titolava: “Enel.si efficienza energetica e risparmio in bolletta per famiglie ed imprese” e più sotto un altro: “Enel tra i leader nel mondo per le fonti rinnovabili”.
Un italiano che ha un minimo di ricettività alle tematiche ambientali, trovandosi di fronte un testo del genere, si sarebbe fatto una grassa risata pensando che l’autore avesse alzato un po’ troppo il gomito prima di mettersi davanti al suo computer a scrivere. Osservando però con un pelino più attenzione i due testi, si poteva notare come quella che a prima vista sembrava un normale articolo di una delle rubriche della rivista, avesse qualcosa di strano. Il carattere con cui era scritto era simile a quello usato nelle altre pagine redazionali, così come pure la formattazione e l’impaginazione: simile, ma non uguale. Ecco dunque spiegato l’arcano. Trattavasi di una pubblicità camuffata da articolo.
A quanto pare un lettore, avendo perso le staffe per l’ennesimo abuso di disinformazione, deve aver sporto denuncia all’antitrust. La sentenza è la seguente: Enel (e l’agenzia pubblicitaria con cui ha creato la pagina) è stata ritenuta colpevole di aver commesso il reato di “pubblicità occulta”. La sanzione non è granché (18000 euro). L’unica consolazione che si puo’ avere da questo tipo di notizia è che, una volta tanto, il consumatore puo’ prendersi la sua piccola rivincita contro gli abusi comunicativi e pubblicitari delle grandi aziende. Ci farebbe piacere che “il fare” della cattiva pubblicità fosse corrisposto dal “ricevere” della cattiva pubblicità. Come? basterebbe che giornali e Tv parlassero di “rivincite” come queste per buttare un po’ di fango sui sempre scintillanti appeal delle grandi aziende. Purtroppo questi avvenimenti sono più rari che unici visto che questo genere di notizie, se si escludono le solite finestre del web sociale difficilmente vengono a galla.

giovedì 13 settembre 2007

Buone azioni di riconversione ecologica

L’anno scorso uno studio pubblicato su Environmental Science and Technology calcolò che per produrre e utilizzare un solo microchip di 2 grammi e 32 megabyte di memoria, sono necessari prodotti chimici e combustibili fossili pari a 630 volte il suo peso, smentendo ancora una volta tutte le previsioni secondo cui la rivoluzione informatica avrebbe aperto un’era di dematerializzazione dell’economia. Del resto l’affermazione che la società (e l’economia) dell’informazione potesse da sola frenare l’incessante rincorsa alla produzione e ai consumi (e agli sprechi) del mondo occidentale vale quanto l’analoga provocazione-profezia della fine del lavoro.
E visto quindi che, produzione e consumi crescono sempre di più e non diminuiscono inerzialmente, ecco che si rendono necessarie azioni concrete da parte della grandi aziende, raramente derivate da consapevolezza ecologica, spesso legate a motivi di immagine, talvolta invece obbligate da iniziative legislative, come lo schema di dlgs approvato nell’ultimo consiglio dei ministri per recepire le direttive comunitarie che fissano criteri più stringenti in materia di consumi energetici e in particolare di progettazioni eco-compatibili dei prodotti che consumano energia. La leva fiscale (come quella legislativa) può quindi essere un valido strumento per riorientare verso soluzioni più sostenibili i processi di produzione e gli stessi prodotti, anche quelli dell’industria informatica, che evidentemente non è così pulita come sembra.
Un altro esempio riuscito di utilizzo della leva fiscale è la normativa sui RAEE che nonostante i ritardi e i rinvii continui, i suoi frutti li sta dando perché addossando la responsabilità del fine-vita dei prodotti sui produttori, li costringe a orientare investimenti addirittura nel tanto misconosciuto risparmio di materia: meno materia usano e meno materia dovranno recuperare e/o smaltire e più questa materia è riciclabile e più potrà essere riciclata e recuperata invece che smaltita. Dalla fiera Ifa di Berlino arrivano esempi concreti (ma non senza contraddizioni) in questo senso: un televisore LCD Sony da 40 pollici è stato dichiarato il più ecologico perché consuma 0,0395 watt per centimetro quadrato, ovvero il 30% in meno di energia rispetto alla media dei pari livello.
Tutto bene ovviamente, anche se basta poco per notare che chi acquista un più sobrio LCD da una trentina di pollici consumerà sicuramente meno.
E anche che evidentemente queste innovazioni “verdi” (che per altro prevedono anche l’utilizzo sempre maggiore di materiali riciclati e riciclabili) sono comunque finalizzate a far acquistare un prodotto nuovo in sostituzione del vecchio, magari ancora in buono stato e che invece diventerà anzitempo rifiuto. Fa parte delle strategie di marketing anche l’adesione a iniziative promosse dalla società civile, come per esempio la Climate Savers Computing iniziative lanciata dal WWF (di cui parliamo nell’articolo sotto), che punta a raggiungere il 90% di efficienza energetica in tutti prodotti informatici delle maggiori aziende mondiali del settore (Microsoft, Google, Intel, Ibm, Hp). Infine c’è una quarta strada, quella più tortuosa, più lunga e probabilmente più efficace: quella degli investimenti in ricerca, che rimanendo nel settore informatico significa nanotecnologie. Le due notizie più recenti arrivano dai centri di ricerca di Ibm in California e saranno pubblicate sul prossimo numero di Science. Senza scendere in dettagli troppo tecnici si tratta di scoperte che vanno nella direzione di avere computer sempre più piccoli, quasi molecolari, risparmiando quindi sia dal punto di vista dei consumi energetici che di quelli di materia. Attualmente invece la fabbricazione e fase operativa di ogni chip di memoria di 1 centimetro quadrato implica l’utilizzo di almeno 72 grammi di prodotti chimici (molti dei quali tossici), 700 grammi di gas semplici, 32milagrammi di acqua e 1.600 grammi di combustibile fossile (440 grammi dei quali per alimentare il ciclo di vita"tipico" di un chip: quattro anni di attività per tre ore ogni giorno).

martedì 11 settembre 2007

I cellulari in ospedale? Meglio spenti

Un nuovo studio condotto in Olanda non sembra lasciare dubbi: i cellulari tendono a dar fastidio alle strumentazioni mediche, ma sono disturbi che cambiano a seconda del tipo di telefonino e della distanza dell'apparecchio dai dispositivi sanitari.
Il rapporto è disponibile pubblicamente online e conferma come tra GPRS e UMTS siano questi ultimi i telefonini che possono causare l'interferenza minore.
Queste valutazioni sono state condotte utilizzando i cellulari alla loro massima potenza e questo per disegnare lo scenario peggiore possibile, quello cioè di ambienti ospedalieri chiusi, magari all'interno di edifici molto grandi, nei quali comunque pazienti e medici vogliano usare i propri telefonini.
In questa condizione sono stati condotti esperimenti con i due tipi di cellulare, GPRS e UMTS, su 61 diversi tipi di apparecchi sanitari: in 48 casi si sono avuti degli effetti, anche semplice interferenza con nessuna conseguenza "operativa", mentre in 26 casi all'interferenza si è aggiunta una disfunzione, ma soltanto all'avvicinarsi degli apparecchi.
Ed è proprio la distanza un elemento chiave dell'esperimento: perché sorgesse qualche problema, i cellulari dovevano trovarsi a pochissimi centrimetri dai dispositivi medici o persino a diretto contatto con essi. Degli eventi registrati dai ricercatori, uno è avvenuto anche a 3 metri di distanza ed uno a 25 centrimetri. A questo si deve associare che il segnale UMTS è stato responsabile solo del 17 per cento degli eventi in quanto di potenza molto minore.
Come suggerisce Ars Technica, sebbene i ricercatori indichino in "un metro di distanza" una misura di sicurezza ragionevole, è lecito aspettarsi che questa distanza vada ricalibrata con le future tecnologie di comunicazione wireless. Quel che appare chiaro dallo studio, infatti, è che ognuna di esse rappresenta caratteristiche, e quindi rischi, diversi.

venerdì 7 settembre 2007

Sentieri dell'arte 2007

Sento di fare cosa gradita informare chi visita il questo Blog della nuova edizione dei Sentieri dell'arte a Garbagnate Milanese. In particolare per tutti quelli che vogliono passare un po' di tempo in allegria con i propri bambini, momenti che non si ripetono e è meglio non lasciarsi sfuggire.



Sentieri dell’arte 2007 - 6a edizione, 8-20 settembre, Garbagnate Milanese (MI)
Iniziative per i bambini

domenica 9 settembre

ore 17 (BarianaINcentro) L.go Quinto Profili
Seventypass (artisti di strada)
La storia di due eccentrici personaggi, ancorati allo stile di vita degli anni ’70, sull’accattivante ritmo della disco music.


ore 18.30 – Teatro Italia
L’impronta dei colori. Erewhon


Prima Nazionale. Dado, strano direttore d’orchestra ha una sola suonatrice. I due non faranno musica poiché la loro arte è quella di raccontare storie con “l’arte ”.Un esempio?: Gioconda e Van Gogh saranno Cappuccetto Rosso ed il cacciatore.

martedì 11 settembre

ore 17- Corte Valenti
Storie di sasso. Erewhon
Prima Nazionale. Quando rimanere di sasso non vuole dire rimanere senza parole. Se li guardi e li riguardi da vicino, nei sassi puoi leggere delle storie incredibili in caso di pioggia portici del Municipio

mercoledì 12 settembre

ore 17 - Parco Via Roma
Stelten Flight Fantasie sui trampoli.
Delikatessen duo.
Maghi e imbonitori d’altri tempi si arrampicano sul alti trampoli con ritmo serrato ed incalzante.
In caso di pioggia Salone Oratorio S. Luigi


giovedì 13 settembre

ore 10.30 - Nido Villa Sicilia “Pappa, nanna, amici”. Erewhon Letture animate per piccini coinvolti e protagonisti delle storie che parlano di giochi, amici, animali, pappa e nanna.

ore 17 – Parco dei bambini
Fiabirilli.
Claudio e Consuelo.
Birilli, torce, scope volanti e altro ancora, lo spettacolo di due clown, l’uno confusionario e l’altra chiacchierona, per fare giocare gli oggetti con le parole in caso di pioggia Auditorium Scuola Media Morante

sabato 15 settembre

ore 21 - Teatro Italia
Gigi
Teatro all’Improvviso.
Linguaggio della danza e dell’illustrazione per compiere un viaggio apparentemente fantastico ma realmente calato nell’esperienza percettiva quotidiana dei bambini. Storia di Gigi Troll riscritta e ridisegnata per una nuova edizione di Franco Panini Ragazzi che racconta la storia di un folletto alla ricerca di una pozione magica.

ore 17 - Auditorium Polveriera di Solaro – Sede del Parco delle Groane
Attenti al lupo!
Pierino e il Lupo di Sergej Prokofiev rappresentata da grandi pupazzi per raccontare ai bambini piccoli una delle opere più conosciute al mondo. Nella speciale atmosfera dell’ex polveriera di Solaro, attuale sede del Parco.

ore 18,30 – Corte Valenti
Fantasie in blues.
Compagnia Delikatessen
A concludere il calendario degli spettacoli fantasie in Blues è pensato per i bambini ma diverte anche i grandi con canzoncine rimate, filastrocche cantate, storie mimate e raccontate, brani eseguiti con strumenti musicali autocostruiti e distribuiti al pubblico per fare musica da vedere.
In caso di pioggia Teatro Italia

giovedì 6 settembre 2007

Acqua di rubinetto sui tavoli delle mense

IL 6 LUGLIO “LAVORO E SALUTE” HA PUBBLICATO QUESTA NOTIZIA
Giovedì 16 settembre, con l'apertura delle mense scolastiche, gli alunni delle scuole fiorentine troveranno sui tavoli della mensa un'importante novità: al posto dei brick o delle bottiglie di plastica di acqua minerale ci saranno brocche di vetro contenenti acqua del rubinetto. Con l'introduzione dell'acqua di rubinetto verrà eliminato circa 1.000.000 di contenitori di plastica Calcolando che si tratta di bottigliette da mezzo litro si può considerare circa 2.800.000 bottigliette di plastica in meno in un anno scoalstico. Per saperne di più www.giuseppealtamore.it dove si trova anche una sentenza di condanna per acque minerali del tribunale di Bari.

IL 23 LUGLIO UN LETTORE SCRIVE QUESTE PUNGENTI OSSERVAZIONI
gentili signori
sul vostro blog ho aggiunto il seguente commento alla notizia della decisione di imporre acqua di rubinetto nelle mense scolastiche:
l'iniziativa dell'acqua di rubinetto nelle scuole fiorentine fa pensare ad uno che poichè ha male alla mano si taglia un braccio !! Perchè non informate i genitori dei piccoli sulla proveniena originale dell'acqua di rubinetto e sui trattamenti subiti per renderla batteriologicamente immune?? perchè non chiarite se nel processo venga immesso anche ipoclorito?
Non mi risulta poi che nessuna delle pubblicità di anticalcari per lavatrici sia mai stato impugnata come "ingannevole" dalle società di gestione acqua o da associazioni di consumatori.
Volete allora dire alle mamme che come gli organi interni delle lavatrici si trasformano come mostrato in TV altrettanto potrebbe avvenire agli organi interni dei loro piccoli.
Questo qualunquismo è più dannoso del problema che si vuole risolvere!
Quanto alla plastica perchè non andare a vedere cosa hanno fatto in Germania? Le bottiglie di plastica non restituite ai supermercati e riconosciute attraverso un inchiostro sensibile sulle etichette ,pagano una pesante cauzione di 0,25 € : poi dai supermercati vengono riavviate alla ritrasformazione in granulato ( no non conviene risanitalizzarle come qualcuno ha scritto) e quindi niente inquinamento ambientale ed anzi riduzione del costo della materia prima PET.
Allora non danneggiate gli organi interni dei poveri bambini!!! : in Italia abbiamo acque minerali eccellenti vendute a prezzi competitivi ( eccesso di concorrenza) dovremmo esserne felici ed anzi pubblicizzarle per l'esportazione là dove non ne hanno.
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LA REDAZIONE RISPONDE CON UN PARERE COMPETENTE
Gentilissimo lettore,
crediamo che sarà cura delle autorità competenti del Comune di Firenze il fornire particolari tecnici relativi alla provenienza dell'acqua e ai trattamenti di potabilizzazione a cui viene sottoposta.
Ci preme comunque fare due considerazioni in merito a quanto da Lei sostenuto:
a) nessun acquedotto in Italia distribuisce acqua potabile trattata secondo metodi che non siano rigorosamente consentiti dalle vigenti normative italiane ed europee.
b) l'ipoclorito di sodio viene da sempre utilizzato per la disinfezione delle acque ed ha consentito, negli ultimi 20 anni, di debellare malattie legate a germi veicolati attraverso di essa. (ad es. Salmonella).
L'ipoclorito viene inoltre utilizzato sempre ai livelli minimi (0,2 mg./l) consentiti dalla normativa vigente sulla qualità delle acque.
Quanto poi al problema del calcare il paragone da lei portato ci sembra , a dir poco, “grossolano".
Fortunatamente l'organismo umano non è una lavatrice!!! E possiede meccanismi di assorbimento e utilizzo dei sali di calcio e di magnesio (componenti chimici della durezza), che le lavatrici non hanno, considerando inoltre che normalmente i bambini non bevono acqua calda!
Le dovrebbe infatti essere noto che la maggior parte dei guai, che il calcare provoca su apparecchiature domestiche, sono dovuti alla precipitazione dei sali a seguito del riscaldamento dell'acqua.
I dietologi sono universalmente concordi nel sostenere che i sali di calcio sono utili all'organismo soprattutto per l'alimentazione di soggetti in crescita (bambini ed adolescenti) ed i sali vengono fissati solo se l'acqua è assunta durante i pasti. Quindi la durezza dell'acqua non ha controindicazioni a quelle età.
Le consigliamo di verificare i contenuti in sali di calcio delle acque normalmente consigliate per i lattanti (ad es. Sangemini). Scoprirà che la durezza media di queste acque è ben superiore a quella dell'acqua del rubinetto.
Concordiamo ovviamente sulla possibilità di riciclo delle plastiche, ma restiamo dell'avviso che la miglior soluzione, per limitarne l'impatto ambientale sia la riduzione della produzione e conseguentemente dell'uso.
Sperando di aver risposto esaurientemente alle sue domande, porgiamo cordiali saluti.

Dott.ssa Marina Garizio – SMAT (Società Metropolitana Acque Torino)

Se Unione fa rima con tassazione

Dietro la concezione delle tasse espressa dall'Unione dev'esserci una incomprensione del paese reale. Non si spiega altrimenti il forcing autolesionista che ha dato luogo alla sortita sulla tassazione delle rendite al 20 per cento. Non tanto perché la misura non sia "giusta" o "in linea con l'Europa", ovvero "compresa nel programma del centrosinistra": tutto vero, ma la catastrofe comunicativa nasce dalla sensazione che si tratti di un nuovo balzello. L'aumento, se non si è capito male, ci sarebbe (da due a due miliardi e mezzo di euro), ma il senso dell'intervento su questa porzione del regime fiscale andrebbe nel senso di una razionalizzazione complessiva. E allora ditelo, fatelo capire, argomentatelo: non lo si può presentare slegato da una concezione di fondo, dentro un quadro riformatore, altrimenti i cittadini capiscono una sola cosa: mani nelle tasche.
Tutto questo mentre il gettito tributario continua a superare le previsioni, per ragioni che non sono ancora state spiegate con chiarezza. E soprattutto mentre il centrodestra sta coordinando tutti i propri sforzi per dipingere il governo Prodi come un'idrovora che drena risorse dal sistema economico e spegne la crescita. Nello stesso tempo, l'ex Casa delle libertà, compreso Pier Ferdinando Casini, conduce una campagna per imporre i propri stereotipi e la propria retorica all'opinione pubblica. Uno dei più martellanti sostiene che il livello di tassazione "percepito come giusto dai cittadini" è un terzo del reddito. E su questa bubbola per babbei la propaganda diventa asfissiante: tutti gli esponenti grandi e piccini del centrodestra la ripetono con compunzione, facendola diventare una realtà autoevidente.
In realtà, basta leggere gli ottimi e sintetici articoli di Nicola Cacace sull'Unità per rendersi conto che la propaganda dei berluscones è una bufala colossale, che il livello di tassazione italiana è solo leggermente superiore alla media europea, che rimane un problema di eccessiva tassazione del profitto d'impresa (temperato come sempre da livelli di elusione molto elevati), eccetera eccetera, con tanti saluti alla favola delle tasse a un terzo del reddito.
Ma per rispondere alla campagna del centrodestra, che nell'autunno diventerà martellante, e di cui Umberto Bossi ha già dato un saggio con la storiella militare del fucile ("C'è sempre una prima volta"), occorre una consapevolezza un po' più sofisticata di quanto l'Unione non abbia dimostrato finora. Vincenzo Visco avrà tutte le ragioni a ricordare che il problema risiede nella "pandemia" dell'evasione, che nonostante tutto è a livelli intollerabili per un paese europeo evoluto.
Ma l'azione del "cane da guardia" Visco, terrore dei commercialisti e del lavoro autonomo, rappresenta solo una faccia, quella cattiva, dell'azione fiscale del governo. Ce ne dovrebbe essere un'altra, legata all'uso della leva fiscale come strumento per favorire la crescita. E su questo punto l'Unione brancola. Aveva cominciato male il suo lavoro, rimodulando la curva dell'Irpef dopo il "regalo" di Giulio Tremonti nella scorsa legislatura, senza accorgersi che colpiva indiscriminatamente il lavoro dipendente qualificato, cioè il settore sociale dove l'Ulivo aveva il maggiore insediamento ("Solo voi potete capirci", aveva ridacchiato con un po' di imbarazzo Pier Luigi Bersani quando glielo avevano fatto notare).
Ma eravamo ancora nella plumbea stagione post-berlusconiana in cui sembrava che i conti fossero allo sfacelo e quindi il sacrificio obbligatorio. Oggi invece sarebbe il momento di agire per dare slancio al paese, e non soltanto alle aziende, già gratificate dal taglio del cuneo. Invece, il modello di pensiero prevalente nell'Unione sembra quello di una distribuzione del vantaggio fiscale a stralci, in parte "ai redditi più bassi", "alle famiglie", in parte "alle imprese", sempre con una concezione che sembra preferire il sostegno egualitarista più che l'incentivo.
In realtà, si tratterebbe di far capire a settori consistenti della società italiana che il governo non ha intenzione di mettere i bastoni fra le ruote alle aree più dinamiche, che non intende più penalizzarne il reddito. Anche perché sono queste categorie che hanno visto tutte le corporazioni protestare e ottenere qualcosa dopo ogni protesta, per riprendere a protestare subito dopo, dato che la protesta conviene. Solo il lavoro dipendente tace, perché la sua rappresentanza naturale, il sindacato, ha un solo pensiero fisso, le pensioni. Forse, un pensiero su questo tema da parte di Enrico Letta, candidato "democrat" in sintonia con un'idea di sviluppo, non sarebbe sgradito, a quell'elettorato così mortificato e così prezioso.

di Edmondo Berselli - L'Espresso

mercoledì 5 settembre 2007

Dicerie sull'edilizia a basso impatto

I costi dell’edilizia sostenibile ed energeticamente efficiente sono sovrastimati del 300%. A ritenere costosa la bioedilizia, le caseclima e quelle ben coibentate sono, a sorpresa, proprio coloro che dovrebbero essere esperti del settore: costruttori e agenti immobiliari.
A dare questi risultati è una inchiesta del WBCSD (World Business Council for Sustainable Development), basata su questionari a cui hanno risposto 1400 addetti ai lavori. Il costo dell’edilizia “verde” sarebbe, mediamente del 5% maggiore di quello tradizionale, ma quando si chiede “quanto costerebbe in più costruire la casa in modo ecologico?” la media delle risposte si aggira sul 17% in più.
Molto sottostimato è l’impatto dell’edilizia nella produzione di gas ad effetto serra. Gli edifici ne emettono il 40%, ma nel settore si crede che la quota sia molto inferiore: il 19% in media.
In media, circa il 20% di chi disegna e costruisce case ha avuto esperienze dirette di efficienza energetica, contro il 9% di affittuari e proprietari di immobili. 6 ditte di costruzioni su 7 non hanno mai costruito un edificio a basso consumo. L’esperienza “verde” varia molto geograficamente: il 45% degli architetti e degli ingegneri intervistati in Germania ha preso parte ad almeno un progetto di edilizia a basso impatto, contro il 5 % dei progettisti indiani.
Bruno Lafont, della francese Lafarge, leader mondiale delle costruzioni, spiega che: “L’analisi del ciclo di vita mostra come l’80-85% del consumo energetico e delle emissioni di CO2 di un edificio vengono dal mantenimento di riscaldamento, raffrescamento, ventilazione e utilizzo di acqua calda. Se vogliamo avere un peso nella mitigazione dei cambiamenti climatici, dobbiamo affrontare questo problema. Combinando i giusti materiali con una adeguata progettazione, possiamo ridurre di molto le richieste energetiche degli edifici, aumentare la loro durata e assicurare prestazioni costanti nel tempo.”
Secondo il WBCSD, l’effetto della diffusione di false credenze, proprio tra coloro a cui la gente si rivolge per un consiglio quando è in cerca di una buona casa, è quello di frenare lo sviluppo dell’edilizia a minor impatto ambientale, a vantaggio di quella “tradizionale”, che spreca inutilmente risorse preziose. Il WBCSD e’ impegnato a diffondere le tecnologie di efficienza energetica nei Paesi in cui, a causa dell’incremento demografico, si prevede un sostanzioso boom edilizio.

Profumi e veleni quotidiani

Si trovano in quasi tutti i profumi e i cosmetici come solventi o denaturanti dell’alcol o al posto del muschio naturale.
Sono gli ftalati e i muschi sintetici, due composti chimici pericolosi per la salute umana se presenti a livelli elevati. Peccato però che non possiamo scegliere di evitarli, perché la loro presenza compare raramente sulle etichette dei profumi e degli altri articoli di consumo che li contengono in quanto l’utilizzo di questi composti è imposto per legge nella denaturazione dell’alcool etilico destinato alla fabbricazione di profumi e cosmetici. Un rapporto del 2005 di Greenpeace, Eau de toxines, basandosi sui risultati di un’analisi effettuata in un laboratorio olandese, ha mostrato la presenza dei due composti chimici in 36 profumi di note marche. Livelli molto elevati di dietilftalato (DEP) sono stati trovati in: Eternity di Calvin Klein per donna (22.299 mg/kg, cioè 2,2% del peso totale) e Le Mâledi Jean Paul Gaultier (9.884 mg/kg, appena al di sotto dell’1% in peso), mentre in Vanderbiltdi Gloria Vanderbiltgli ftalati non sono stati riscontrati. Alte concentrazioni di nitromuschi e muschi policiclici sono stati riscontrati in Le Baiser Du Dragon di Cartier (45.048 mg/kg, o 4,5% in peso) e Muschio biancodel Body Shop (94.069 mg/kg, o 9,4% del peso totale). I livelli più bassi, invece, sono emersi in Puma Jamaica Mandella Puma (0,1 mg/kg).
Studi scientifici hanno mostrato che il DEP penetra rapidamente nell’epidermide, entrando nell’organismo dopo ogni esposizione: il corpo lo converte subito in monoetil ftalato (MEP), che è sospettato di possibili effetti sul DNA dello sperma e di contribuire a diminuire le funzioni polmonari negli uomini. E non finisce qui, perché gli effetti si ripercuotono anche sull’ambiente e sul mondo animale: i muschi sintetici possono interferire con il sistema ormonale di pesci, anfibi e mammiferi e amplificare l’effetto dell’esposizione ad altre sostanze tossiche.

martedì 4 settembre 2007

Polemica verde

Diversi studi provano che i vegetali bio sono migliori. Ma dalla pianta al mercato cambiano.
Hanno più antiossidanti, più nutrienti e meno sostanze tossiche. Dopo anni di dubbi e controversie, le ricerche concordano. A chiudere la diatriba sono alcuni studi recentissimi che, con un rigore mai raggiunto in precedenza, hanno analizzato la composizione di frutta e verdura biologiche, scoprendole diverse dai prodotti convenzionali. Queste virtù, però, sono emerse solo dopo anni di risultati contraddittori, e grazie ad analisi effettuate in condizioni ipercontrollate. Nel mondo reale, quello in cui facciamo la spesa, le garanzie di qualità sono assai minori. Ecco perché.
Uno studio, in particolare, pubblicato a giugno, lascia poco spazio ai dubbi. I ricercatori della University of California-Davis, hanno misurato la concentrazione di flavonoidi (sostanze antiossidanti) in pomodori bio e non, raccolti fra il 1994 e il 2004 nell'ambito di uno studio ultradecennale che sta confrontando decine di sistemi di coltivazione diversi. Grazie alla accuratezza dei metodi impiegati, la supremazia del biologico è emersa con chiarezza. Di media, i pomodori bio avevano il 97 per cento in più di canferolo, il 79 per cento in più di quercetina e il 31 in più di naringina. Per la prima volta, poi, si è potuto notare che la qualità del suolo bio migliora nel tempo, e con essa i suoi prodotti.
Non solo: vari studi pubblicati lo scorso marzo mostrano che pesche, mele e kiwi biologici hanno consistenza maggiore, e più sostanze nutritive e antiossidanti quali zuccheri, vitamina C, beta carotene e polifenoli. Il che conferma ricerche precedenti, comprese quelle del nostro Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, che nel 2002 ha rilevato la superiorità nutritiva di pesche, pere, susine e arance biologiche. Non è però ancora chiaro perché. I pomodori studiati a Davis suggeriscono che la qualità del terreno sia un fattore chiave. Ma non sembra essere il solo. La polpa dei frutti bio contiene meno acqua, ed è quindi più ricca di nutrienti. Le varietà scelte per la coltivazione, inoltre, sono spesso più pregiate. E si ipotizza che le piante bio siano meno pigre delle altre: non potendo contare su pesticidi e fertilizzanti artificiali, sono costrette a produrre da sole molte più sostanze protettive.
Questo suggeriscono i test in provetta e i confronti fatti tra specie selezionate e isolate dentro un asettico centro scientifico. Invece nel commercio quotidiano da un lato ci sono il trasporto (in che condizioni?), la conservazione, lo sbarco sui mercati e le conseguenti manipolazioni e, dall'altro, c'è l'enorme differenza tra una pianta e l'altra. Così nessuno sa dire con certezza quanto quello che acquistiamo abbia le stesse virtù delle piante da laboratorio. "La concentrazione di vitamine e nutrienti in frutta e verdura dipende da molti fattori difficili da controllare", spiega Franco Weibel del Research Institute of Organic Agriculture di Frick, in Svizzera, punto di riferimento mondiale per la ricerca nel settore. Può variare, ad esempio, con la zona di provenienza, il periodo di raccolta e i metodi di conservazione. "Persino i frutti colti da una stessa pianta sono diversi, a causa della differente posizione ed esposizione al sole", spiega Weibel: "Se io prendo a caso dei prodotti bio e convenzionali dai banchi del mercato, non posso essere sicuro di trovarvi differenze nutritive rilevanti". Mangiare bio ci rende dunque più sani? A rigor di logica, una maggiore quantità di antiossidanti dovrebbe far bene. Ma non esistono studi che attestino una salute più robusta in chi mangia biologico. Spiega Weibel: "In ogni caso, il bio non andrebbe considerato alla stregua di una medicina. Le virtù del biologico sono più generali, legate al suo essere un nutrimento più bilanciato e privo di residui chimici nocivi". Che i prodotti bio siano meno inquinati, è fuor di dubbio. Ma non c'è una prova scientifica che tale purezza porti vantaggi significativi per la salute. "La scienza suggerisce che i residui di pesticidi nel cibo convenzionale siano inoffensivi. E non esistono, per ora, prove del contrario. Sta al consumatore decidere se crederci o no", riconosce Weibel. Veri o presunti che siano, i rischi legati ai pesticidi sono aggirati mangiando biologico. Non solo indirettamente, evitando l'inquinamento, ma anche direttamente, evitando l'ingestione di sostanze potenzialmente tossiche. Uno studio del 2005 ha rilevato nelle urine dei bambini americani tracce di pesticidi, che scomparivano quasi del tutto se essi si nutrivano per pochi giorni con alimenti biologici.

Senza il ferro che è nelle bistecche

Ce l’ho nelle orecchie il coro di parenti e medici di base che ripete: “Ma mangiati almeno qualche bistecca! Sennò come fai, con il ferro?” A tutti costoro dedico la notizia che il “ferro eme”, cioè quello contenuto nella carne, può agire come iniziatore di vari tumori e patologie degenerative. Lo studio verrà pubblicato sul numero di ottobre di Medical Hypotheses; qui un’anticipazione: l’ossidazione catalizzata dal “ferro eme” può danneggiare il Dna e vari componenti del sistema biologico. Ai parenti e ai medici di base di cui sopra dedico anche questa informazione: l’anemia da carenza di ferro non è più diffusa fra i vegetariani rispetto al resto della popolazione, probabilmente perchè la loro dieta è più ricca di vitamina C, che favorisce l’assorbimento, di solito difficile, del ferro proveniente dai vegetali.

lunedì 3 settembre 2007

Che disdetta quel telefono

Cambiare operatore telefonico è ancora un lusso? Sebbene il decreto Bersani sulle liberalizzazioni abbia cercato di curare il problema dei costi eccessivi e delle pastoie in cui incorre chi vuole disdire un abbonamento, le cose non vanno come dovrebbero. Tanto che l'Autorità Garante delle Comunicazioni (AGCOM) vi sta lavorando da questa primavera e non è detto che riesca ad avere ragione in tempi brevi sulle resistenze degli operatori.
"Stiamo indagando per scoprire se i costi richiesti dagli operatori per recedere dai contratti sono davvero pari alle spese da loro sostenute per tale operazione", spiega a Enzo Savarese, consigliere AGCOM: "Avremo i risultati per settembre, ma già si vede che alcuni operatori stanno esagerando". Accade per esempio che per lasciare Sky ci si senta chiedere dai 30 ai 228 euro, a seconda del decoder noleggiato (che però resta all'ex cliente). Per non parlare della telefonia fissa. Telecom Italia è tra le meno esose: chiede 48 euro (Iva inclusa) per staccare la linea fissa o l'ADSL Alice. Ma si sale a 60 euro per chi le disdice entrambe (è gratis solo dal secondo anno di abbonamento). La disdetta è sempre a pagamento con Wind (che però applica il costo più basso, 40 euro), con Tele2 (60 euro), Fastweb (49 euro). Indecisa Tiscali: "Potremmo chiedere 50 euro, ma per ora non lo facciamo", spiegano. "Contestiamo questi costi", dice Marco Pierani, responsabile rapporti istituzionali per Altroconsumo: "E non solo perché equivalgono a due, tre mesi di canone e quindi scoraggiano l'utente ad andarsene. Ma anche perché sono costi che gli operatori non documentano".
Poi ci sono anche gli oneri occulti. Per esempio, non è possibile passare da un operatore unico alternativo a un altro, per la linea telefonica (da Wind a Tele2 o a Fastweb: bisogna ritornare da Telecom Italia). Né è possibile passare da un'ADSL all'altra in un giorno: si resta a lungo senza connessione a Internet. Entrambi questi problemi sono in realtà già stati affrontati da una delibera AGCOM uscita all'inizio dell'estate, che chiede agli operatori di organizzarsi per permettere passaggi diretti e rapidi. Ma attende ancora di essere eseguita, a causa di controversie tra gli operatori.
Il problema dei costi di recesso fino a ieri è stato poco sentito nel mondo dei cellulari, ma ora è esploso il caso di 3 Italia, perché da settembre farà scattare rincari su alcune tariffe voce anche per i vecchi sottoscrittori. Gli utenti che avevano un cellulare a noleggio da 3 e che ora vogliono disdire, sull'onda dei rincari, si sono visti chiedere un costo di recesso imprevisto: fino a 240 eur